PROTESTA ECOLOGISTA IN CORSO FRANCIA

di LORENZO BONUOMO

TORINO / GRUGLIASCO – “Sono terrorizzata dalle guerre che vivrò per il collasso climatico e tecnologico”. Così recitano le scritte nere su sfondo giallo del cartello di Beatrice, la ventottenne attivista per l’emergenza climatica ed ecologica che questa mattina si è accovacciata sull’asfalto di corso Francia, poco dopo l’incrocio con corso Marche, davanti allo stabilimento torinese di Leonardo Spa.

Insieme a lei, distante poco più di un centinaio di metri c’è Michele, insegnante di Storia di 25 anni. Il ragazzo, anche lui avvolto dai cartelli, si è seduto in mezzo al controviale, proprio alle pendici del filo spinato che addobba il muro della nota industria bellica italiana. I due attivisti fanno parte del braccio italiano del movimento di protesta per l’emergenza climatica ed ecologica “Extinction Rebellion”, sorto in Inghilterra nel 2018.

Nel mirino della protesta pacifica dei due attivisti, c’è la recente richiesta del gruppo Leonardo presentata alle camere di ottenere parte dei fondi del Pnrr. “Sono qui perché ancora oggi ci sono troppi soldi pubblici che vengono destinati all’industria bellica anziché a una reale transizione ecologica”, ha affermato Michele, “I governi devono porre un freno alla corruzione delle corporation e difenderci dalla più grande minaccia che l’umanità abbia mai conosciuto”.

Alle sue parole, fanno eco quelle della ragazza: “Nel 2020 la spesa militare a livello mondiale è stata la più alta di sempre, nonostante l’emergenza coronavirus. Secondo l’osservatorio Sipri, se venisse ridotta questa spesa del 25% si ricaverebbero circa 370 miliardi ogni anno. Soldi che potrebbero essere destinati alla riconversione ecologica, alla sanità, alla scuola e alla messa in sicurezza delle città”.

Tra le motivazioni che hanno spinto i due attivisti a scendere in strada, ci sono anche i risultati di uno studio pubblicato sulla rivista scientifica “Nature” nel 2019, intitolato “Il clima come fattore di rischio per i conflitti armati”. Secondo lo studio, l’aumento della temperatura globale e la conseguente scarsità di risorse idriche e minerarie, sono associabili al possibile aumento dei conflitti armati nel mondo. In particolare, si stima che in assenza soluzioni per la riduzione delle emissioni dei gas serra, l’aumento della temperatura globale potrebbe arrivare a quota 4 gradi nei prossimi anni.

In tal caso, secondo le previsioni più pessimiste, la quantità dei conflitti armati aumenterebbe del 50%, generando una crisi globale superiore a quelle causate dalle due guerre mondiali nel secolo scorso.


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