RIVOLI E I LAVORI NELL’EX CAVA: I DUBBI DI PRO NATURA E DEL GRUPPO “RIVOLI CITTÀ ATTIVA”

COMUNICATO DI PRO NATURA RIVOLI E RIVOLI CITTÀ ATTIVA

INQUINAMENTO E SICUREZZA

Cave Druento srl, ditta di escavazioni e lavorazione di materiali del movimento terra, vuole “ritombare” l’ex cava di via Valtellina con 300.000 metri cubi di: terre e rocce da scavo classificabili come sottoprodotti, terre e rocce da scavo classificabili come rifiuti, fanghi costituiti da inerti. Il progetto, presentato al Comune di Rivoli e confermato nell’ultima conferenza dei servizi del 22 giugno, prevede il transito giornaliero, di 10-17 mezzi con portata 40t in entrata e uscita dalla ex cava, che percorrerebbero oltre 3 km in Rivoli ( corso Francia, via Bruere, via Baveno, via Stresa e via Valtellina).

Ciò comporterebbe un aumento di traffico e inquinamento acustico e atmosferico; problemi di sicurezza per pedoni e ciclisti, soprattutto in via Bruere con la presenza di una scuola materna e di tratti di strada senza marciapiedi; grossi interrogativi legati alla “tenuta” del ponte sopra la tangenziale (esiste certificazione che lo stesso possa sopportare tali carichi per anni, sommati al transito abituale?)

I MATERIALI CONFERITI

Nonostante le richieste di precisazioni da parte di Arpa e Ufficio Ambiente, sulla provenienza dei materiali, le risposte di Cave Druento srl continuano ad essere alquanto generiche. Non tranquillizza neanche quanto previsto nella relazione tecnica, ovvero che i materiali proverrebbero almeno per l’80% da attività connesse di Cave Druento, e che i conferimenti alla ex cava avverrebbero anche da Ditte consociate o raggruppate attraverso raggruppamenti temporanei.

Nella Conferenza dei Servizi, in risposta a domanda specifica se ci fossero rischi che possano arrivare anche materiali legati a cantieri Tav, e specificamente da San Didero, il Sindaco e i rappresentanti di Cave Druento hanno escluso categoricamente tale eventualità. Siamo però a conoscenza di documenti pubblici, consultabili da chiunque, tratti dal Piano di Utilizzo Terre, in cui la stessa Cave Druento srl si dichiara disponibile all’accettazione di 60.000 metri cubi di materiali legati a cantieri Tav, e specificamente alla rilocalizzazione dell’autoporto, quindi dal sito di San Didero. Un’area che in passato ha subito inquinamento da diossine, pcb e interramento abusivo di fusti di oli esausti.

Si è detta tutta la verità o si fa il gioco delle tre carte con passaggi di mano dei vari materiali? Chi controlla? E con quali strumenti? E con quali poteri? Chi ci guadagna?

L’intera operazione, denominata Recupero Ambientale, è venduta dal Sindaco e dai proponenti come molto vantaggiosa per la città, perché: metterebbe in sicurezza l’area; a fine lavori verrebbe ceduta alla città come area verde; infine asfalterebbero tre strade e pianterebbero una siepe lungo via Valtellina.

In realtà. L’ex cava non è un deserto, bensì un’area di 3,5 ettari che si è rinaturalizzata spontaneamente, con un bosco di oltre 40 anni, che contribuisce a fissare CO2 e a “tenere” le sponde. Il suo abbattimento non migliora l’ambiente e crea rischi di frane in fase lavori.

Il riporto superficiale di un metro di terra (forse anche meno) su 300.000 metri cubi di materiali di dubbia provenienza, è ridicolo per poterla destinare a parco. L’area verrebbe sì ceduta al Comune, trasferendo però la cubatura in altra area, magari molto più appetibile per la proprietà.

In conclusione un grosso regalo a privati, che hanno lucrato sull’area ai tempi della tangenziale, che lucrerebbero ora sulla gestione dei rifiuti e sul trasferimento di cubatura. Scaricando sulla collettività enormi problemi.


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