«I giovani non distinguono più tra realtà e finzione»: l’allarme arriva da Marina Terragni, garante per l’infanzia e l’adolescenza
In poche settimane, il “Movimento 17 ottobre” ha radunato migliaia di ragazzi italiani, ma dietro a questo fenomeno si nasconde qualcosa di più inquietante. Le famiglie si sentono smarrite, le istituzioni preoccupate, perché il digitale sembra aver scavato un solco profondo nel dialogo con i più giovani. Non è solo paura di una “guerra ibrida” o di minacce astratte: è un vuoto fatto di incomprensioni e diffidenza che cresce ogni giorno. L’Italia, insomma, si trova a fronteggiare un intreccio pericoloso, dove confini tra mondo virtuale e vita reale diventano sempre più sfumati. E la situazione non può più aspettare.
Social e disinformazione: il cortocircuito che confonde i giovani italiani
Il “Movimento 17 ottobre” non è solo un gruppo di ragazzi in protesta. Dietro questa mobilitazione c’è un problema più grande: i social network, che dovrebbero unire, diventano spesso terreno fertile per idee confuse e notizie false. Terragni osserva come molti giovani coinvolti siano disorientati, raccolgano informazioni frammentarie e senza verifica, in un vortice di emozioni forti che sfociano in paure irrazionali.
Le piattaforme digitali alimentano questa spirale. Gli algoritmi privilegiano contenuti sensazionalistici e teorie complottiste, e piano piano il confine con la realtà si dissolve. Molti ragazzi non hanno ancora gli strumenti per capire cosa è vero e cosa no. Non è un problema solo italiano, ma qui assume una dimensione più urgente, vista la rapida espansione di questi movimenti e la fragilità delle famiglie.
I social, da una parte, amplificano messaggi allarmanti; dall’altra isolano i giovani dal confronto diretto. Il web diventa così un pericolo invisibile, uno specchio che riflette e distorce paure già esistenti. Il rischio è che queste fragilità si trasformino in fatti concreti, in situazioni esplosive che minacciano la convivenza civile.
Famiglie in difficoltà: il muro che cresce tra genitori e figli
Il disagio sociale si intreccia con rapporti familiari sempre più complicati. Le famiglie italiane raccontano di una distanza crescente tra genitori e figli, che non riguarda solo le parole, ma anche emozioni e percezioni. Terragni sottolinea come spesso la comunicazione si sia interrotta, lasciando spazio a incomprensioni profonde e conflitti quotidiani.
In un mondo dove la presenza fisica lascia sempre più spazio a contatti virtuali, la mancanza di dialogo diretto alimenta solitudine e sospetto. I ragazzi, immersi in una realtà digitale complessa, faticano a trovare punti di riferimento affidabili in famiglia. Allo stesso tempo, i genitori si sentono sopraffatti, incapaci di capire i sentimenti dei figli e di affrontare le nuove sfide portate dai social.
Questa distanza aumenta la vulnerabilità, che si somma alle pressioni esterne. Le famiglie diventano così il fulcro di un malessere sociale in crescita. La mancanza di dialogo rischia di compromettere la stabilità emotiva degli adolescenti, con effetti rilevanti sul piano educativo e psicologico.
Terragni richiama tutti a una responsabilità collettiva: non solo istituzioni, ma anche scuole e famiglie devono lavorare insieme per ricostruire un dialogo sincero e solido.
Fermare la psicosi: serve un intervento deciso e consapevole
Il quadro tracciato dalla garante nazionale non lascia spazio a dubbi o ritardi. La situazione richiede risposte concrete, capaci di affrontare il problema alla radice: la difficoltà dei giovani a distinguere realtà e fantasia e il ruolo amplificatore del web nelle tensioni.
Occorrono programmi educativi che aiutino le famiglie a capire e gestire il mondo digitale. Proteggere l’infanzia e l’adolescenza significa anche creare spazi sicuri dove esprimere e affrontare le paure, senza ricorrere a forme estreme di protesta o isolamento.
Le istituzioni devono rafforzare le strategie di prevenzione, intervenendo contro la disinformazione e promuovendo una cultura della responsabilità sociale. Non si tratta solo di controllare o reprimere, ma di costruire fiducia e consapevolezza.
Solo così, avverte Terragni, si potrà fermare questa “psicosi collettiva” che coinvolge tutta la società. Il futuro dei ragazzi e la serenità delle famiglie italiane dipendono da una risposta rapida e coordinata. L’allarme è già scattato: ora tocca agire.