Elisa si confessa: «Sono sola, il cuore spezzato a questa età è una tenerezza»

Redazione

16 Ottobre 2026

Sono sola. Elisa lo sussurra, con un filo di voce che quasi si perde nell’aria. Niente melodie a mascherare il dolore, questa volta. Nel suo nuovo progetto, Kintsugi… e sono la mia opera, la cantante si spoglia dell’immagine pubblica per mostrare una verità cruda e personale. Il film racconta il crollo di un matrimonio lungo anni, ma soprattutto la rinascita di una donna che si ritrova attraverso la danza, la musica e le immagini. Un percorso fatto di frammenti di dolore e speranza, che si intrecciano e si trasformano davanti ai nostri occhi.

La fine di un legame che ha segnato anche la musica

La separazione da Andrea Rigonat, musicista e produttore che da tempo lavorava al suo fianco, è stata una doccia fredda per fan e addetti ai lavori. La loro vita privata e professionale si erano incrociate profondamente, rendendo questa rottura molto più di una semplice fine sentimentale. Nel trailer del mediometraggio, Elisa confessa con delicatezza: «Avere il cuore spezzato alla mia età è qualcosa che ha quasi a che fare con la tenerezza». Quel momento di fragilità illumina una fase di cambiamento profondo, in cui anche la sua identità artistica si reinventa. Perdere un amore non significa solo chiudere una porta, ma anche rivedere il modo in cui si guarda al mondo e a se stessi.

Elisa non cerca clamore attorno alla separazione. Kintsugi… e sono la mia opera vuole raccontare un cammino di accettazione, senza scorciatoie né risposte facili. Nel film si ascolta una donna che si confronta con l’incertezza, le ferite e la solitudine, ma che non smette di cercare una nuova armonia. Il progetto nasce proprio mentre prende forma il suo album Kintsugi, un crocevia artistico e personale.

Un mediometraggio tra realtà e sogno alla Festa del Cinema di Roma

Kintsugi… e sono la mia opera dura 44 minuti ed è diretto da Ludovico Boccianti. La prima è fissata per il 23 ottobre 2026, alle 18.30, al Teatro Olimpico Acea di Roma. Elisa, insieme al regista, incontrerà il pubblico durante la Festa del Cinema, nella sezione Special Screenings. Il film è nato parallelamente al suo dodicesimo album inedito, in uscita il 27 novembre 2026.

Il documentario mescola musica, danza, immagini e confessioni, creando un racconto che oscilla tra realtà e sogno. Elisa non è solo la cantante, ma l’interprete delle sue emozioni più profonde, svelando paure, speranze e dolori difficili da mettere in parole. Il film arriverà nelle sale il 26 novembre, con tre eventi speciali per il pubblico italiano, un giorno prima dell’uscita dell’album.

Per Elisa, questo progetto segna uno dei momenti più veri e intensi della sua carriera. Mettere in scena senza filtri i propri turbamenti significa andare oltre l’immagine levigata della star, aprendo una finestra sulla sua umanità.

La danza: un linguaggio silenzioso per raccontare dolore e libertà

Nel cuore del film, la danza ha un ruolo centrale. Elisa, da tempo appassionata, trova qui un modo per esprimere ciò che le parole non riescono a contenere. «Ho finalmente trovato il coraggio di ballare senza più chiudermi dietro a una porta», racconta. Il corpo diventa così un veicolo per emozioni complesse: non è solo movimento, ma un atto liberatorio, una confessione senza parole.

Questi momenti si alternano a letture intense di pensieri personali, dove Elisa non ha paura di mostrare fragilità e dubbi. Il gioco tra ritmo e silenzio, musica e parole sussurrate crea un’atmosfera densa, che invita chi guarda a immergersi nella sua esperienza. La danza non è uno spettacolo, ma un rito di liberazione, un modo per abbracciare i propri limiti e trasformarli in poesia visiva.

Il significato del titolo: le crepe che diventano valore

Il titolo prende spunto dall’arte giapponese del kintsugi, che ripara ceramiche rotte con una lacca mista a polvere d’oro. Non si nascondono le crepe, le si mette in luce, valorizzandole come parte della storia dell’oggetto.

Per Elisa, questa è una metafora forte e personale. Le ferite lasciate dalla fine del matrimonio non spariscono, ma diventano materia creativa, nuovi punti di forza che disegnano la sua identità. La scelta del termine sottolinea una visione positiva della fragilità: non si nasconde, ma si mostra per raccontare una trasformazione autentica. L’aggiunta «e sono la mia opera» dice che Elisa si vede come un’opera viva, fatta di cicatrici, emozioni e cambiamenti.

Una nuova immagine pubblica oltre la vita privata

Parlare di una separazione da personaggio pubblico può facilmente diventare gossip. Elisa invece sposta il racconto dall’aspetto privato all’esperienza artistica e personale che ne nasce. Le parole dal trailer, «sono libera e liberata e sono la mia opera», riassumono questa nuova prospettiva. Il film diventa uno specchio dove mostrare la complessità di sé, senza finzioni.

Questa tappa segna un momento in cui la musica non è solo voce delle emozioni, ma strumento per affrontare le ferite più profonde. La rinascita arriva quando cadono le maschere e si riconosce la bellezza nelle proprie crepe, nell’essere umani con dolore e speranza. Elisa apre così una porta verso un nuovo presente e un futuro artistico e personale tutto da scoprire.

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