Sanremo 2027 vieta l’Intelligenza Artificiale: come riconoscere l’AI nelle canzoni?

Redazione

27 Settembre 2026

Niente intelligenza artificiale nelle canzoni di Sanremo 2027. Stefano De Martino, il direttore artistico, non lascia spazio a dubbi. Vuole proteggere l’anima umana della musica, quella fatta di emozioni vere, di mani che suonano e voci che raccontano storie. Ma siamo davvero sicuri di poter distinguere una melodia creata da un artista da quella assemblata da un algoritmo? Oggi, con strumenti come Suno e ChatGPT che spingono la tecnologia sempre più dentro lo studio di registrazione, il confine si fa sottile, quasi invisibile. Per questo, il Festival dovrà inventare nuovi modi per capire chi c’è dietro ogni nota, e non perdere la sua identità.

Stop all’uso dell’intelligenza artificiale a Sanremo 2027

Il regolamento presentato da Stefano De Martino non vieta la tecnologia in senso generico, ma punta dritto all’uso dell’intelligenza artificiale che possa “sostituire, modificare o snaturare” il lavoro degli artisti. In pratica, non si potrà lasciare all’AI né l’idea, né la scrittura dei testi, né la composizione musicale, né la produzione delle tracce, se queste attività tolgono la parte creativa all’essere umano.

Il problema è che non è facile tracciare il confine tra un aiuto e un inganno creativo. Per esempio, se un artista usa un software solo per un’idea iniziale e poi rielabora tutto da solo, forse il limite non è oltrepassato. Ma se ci si affida troppo all’AI per scrivere un brano completo, il Festival si riserva il diritto di intervenire. La vera sfida è capire dove passare la linea senza però bloccare la tecnologia che oggi accompagna la musica.

Deezer e la caccia alle canzoni generate dall’AI

Deezer, una delle piattaforme di streaming più note, ha messo a punto una tecnologia sofisticata per scovare i brani prodotti dall’intelligenza artificiale. Aurelien Herault, Chief Innovations Officer di Deezer, spiega che il sistema riconosce i cosiddetti “artefatti digitali”: piccole imperfezioni nel suono che gli algoritmi lasciano dietro di sé durante la creazione.

Questi difetti sono invisibili a un orecchio umano, ma possono essere scoperti da strumenti informatici avanzati. Deezer è in grado di dire con il 99,8% di certezza se una canzone è stata creata da piattaforme AI come Suno e può anche risalire alla versione del software usata. Però questa precisione vale solo per i modelli per cui è stata sviluppata e non garantisce di riconoscere tutti i brani generati o modificati da altri programmi.

Il problema si complica quando la musica è “ibrida”, cioè quando solo una parte è stata fatta con l’AI e il resto da mani umane.

Quando è difficile scoprire le canzoni metà uomo e metà AI

Il confine tra composizione umana e aiuto automatico si fa più confuso quando l’intelligenza artificiale entra solo in parte. Un musicista può usare l’AI per buttare giù una melodia, poi trascriverla e farla suonare dall’orchestra, oppure scrivere un testo aiutandosi con ChatGPT e modificarlo a fondo.

In questi casi, il brano finito può non mostrare più tracce evidenti dell’algoritmo. Herault di Deezer ammette che diventa quasi impossibile stabilire con certezza quanto l’AI abbia messo mano. Riconoscere un file creato dall’AI non significa dimostrare che la tecnologia abbia dato l’idea o scritto passaggi fondamentali della canzone.

Questo è il nodo più difficile per il Festival di Sanremo, perché serve un’analisi che vada oltre il prodotto finito e tocchi i materiali originali, come demo e bozze.

SynthID di Google DeepMind: la “firma” nascosta dell’AI

Oltre a cercare gli “artefatti”, si sta diffondendo un’altra tecnologia, chiamata watermarking o firma digitale, che inserisce un segnale impercettibile direttamente nell’audio prodotto dall’intelligenza artificiale. Google DeepMind ha creato SynthID, un sistema che aggiunge questo codice invisibile nei contenuti generati dai suoi modelli.

La forza di SynthID sta nel mantenere il segnale rilevabile anche dopo modifiche come compressioni o cambi di velocità nel brano. Così si può tracciare la presenza dell’AI anche in file rimaneggiati o alterati.

Mentre Deezer punta a scoprire difetti lasciati involontariamente dagli algoritmi, SynthID lavora con una marcatura intenzionale fin dall’inizio del processo creativo. I due metodi si completano, ma nessuno garantisce un riconoscimento certo in ogni caso.

Come Sanremo controllerà l’uso dell’intelligenza artificiale

Mettere in pratica il divieto previsto dal regolamento richiederà un controllo a più livelli. Il Festival si baserà su dichiarazioni precise degli autori sul processo creativo, sull’analisi tecnica dei brani con strumenti come quelli di Deezer e SynthID, e sulla verifica di materiali originali come demo, bozze e fasi di lavorazione.

Un segnale che fa pensare a un uso dell’AI potrà far scattare controlli più approfonditi, ma da solo non basterà per escludere un artista. Questo serve a evitare accuse ingiuste e a rispettare la trasparenza verso chi crea.

La sfida resta distinguere tra un aiuto tecnologico legittimo e una sostituzione totale del lavoro umano. La regola vuole assicurare che la creatività rimanga al centro del Festival e che ogni artista possa mostrare la sua identità.

L’effetto dell’intelligenza artificiale sul mercato musicale oggi

Secondo Herault, nei momenti di maggior attività oltre il 50% dei brani caricati su Deezer arriva da intelligenze artificiali. Ma il pubblico sembra premiare poco questa musica: i brani interamente generati dall’AI costituiscono solo l’1-3% degli ascolti totali sulla piattaforma.

Gran parte degli ascolti della musica artificiale, circa l’85%, è prodotto da bot o ascolti automatici, mentre solo lo 0,5% degli stream totali è frutto di utenti reali che scelgono di ascoltare musica sintetica. Questo dato fa capire che l’AI fatica a conquistare un vero seguito tra gli appassionati.

Nessuno però immagina un futuro senza musicisti: la tecnologia sarà un aiuto, mai un sostituto. Come dice Herault, l’esperienza dal vivo e il legame con gli artisti rimarranno sempre la spina dorsale dell’industria musicale.

Sanremo 2027 e la sfida di capire chi firma un’opera ai tempi dell’intelligenza artificiale

Sanremo e altri mondi creativi come letteratura e cinema si trovano davanti a un grande interrogativo: a chi appartiene un’opera se l’idea parte dall’uomo, ma poi passa attraverso un algoritmo? Se la canzone nasce da un’intuizione umana, viene elaborata da un software e infine cantata da un interprete, chi è davvero l’autore?

Questa domanda sta già scuotendo tanti festival e premi importanti. Sanremo dovrà dare una risposta chiara per proteggere la creatività senza chiudersi alle possibilità che offre la tecnologia.

Il 2027 sarà un anno cruciale per la musica italiana: stabilire nuove regole che bilancino tradizione, trasparenza e innovazione sarà decisivo non solo per il Festival ma per tutto il settore musicale.

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