Onslaught di Adam Wingard: un assalto al cinema di genere che delude ogni aspettativa

Redazione

26 Settembre 2026

Adam Wingard tenta di riportarci negli anni Settanta e Ottanta con “Onslaught”, ma il risultato è un colpo a salve. Il film promette un assalto di violenza e nostalgia, ma finisce per impantanarsi in contraddizioni e scelte poco convincenti. Quel decennio d’oro del cinema di culto, con il suo tono sopra le righe e dissacrante, qui resta solo un’idea sulla carta, mai tradotta in qualcosa di vivo. La violenza, che dovrebbe colpire e scuotere, appare invece vuota, priva di tensione e spessore. Alla fine, “Onslaught” somiglia più a un esercizio meccanico che a un racconto capace di parlare davvero a chi guarda oggi.

Anni ’70 e ’80: lo stile c’è, ma la sostanza manca

Wingard prova a calcare la mano sull’estetica e il linguaggio dei cult movie di fine Novecento, quelli saturi di violenza esplicita e atmosfere cupe. Ma qui tutto suona più come un effetto di superficie, senza la profondità che quegli anni avevano. In “Onslaught”, le suggestioni di quegli anni arrivano a sprazzi, come un’eco stanca che non riesce a sostenere la trama. Non c’è mai quel legame con i contesti sociali e culturali che dava forza a quei film. Manca anche quell’ironia graffiante e dissacrante che spesso sosteneva anche la violenza più estrema. Qui, invece, la violenza è gratuita, poco credibile, meccanica: una copia senza anima di quelle pellicole che con pochi mezzi riuscivano a creare inquietudine e tensione. Wingard non trasforma il tributo in qualcosa di originale o significativo, lasciandoci in balia di scelte stilistiche che sembrano un collage scollegato. E questo rende difficile apprezzare anche il finale o le scene d’azione più intense, che non riescono mai a risollevare una sceneggiatura piatta e prevedibile.

Violenza senza mordente: il paradosso dell’assalto mancato

La violenza è il cuore dichiarato di “Onslaught”, ma il modo in cui viene mostrata svuota sia l’azione che la possibile critica sociale o culturale che ci sarebbe dietro. In un cinema che si rifà a decenni in cui la violenza spesso portava con sé un messaggio, anche controverso, Wingard sceglie un approccio che sembra solo ripetere gli stilemi visivi senza scavarci dentro. Così, le scene più cruente non provocano né riflessione né vero disagio, ma solo una sensazione di ripetitività e artificiosità. Il film non trova il giusto equilibrio tra l’eccesso rivisitato e il cinismo necessario a dargli spessore. Senza un vero tono dissacrante, la violenza resta un gesto di superficie, incapace di toccare né il cuore né la mente. E la scelta di non approfondire i personaggi rende difficile provare empatia o anche solo interesse per il loro destino, vanificando l’impatto di una storia che vorrebbe essere adrenalinica ma resta invece sterile.

Un film senza appigli per uno spettatore esigente

Oggi, chi guarda cinema è abituato a storie complesse e ben costruite. Con “Onslaught”, però, rischia di restare deluso da un approccio superficiale e scontato. Il film sembra un tentativo maldestro di cavalcare la nostalgia senza inserire contenuti, profondità o idee nuove. Mancano contrasti narrativi, personaggi ben disegnati, e la trama procede senza sorprese, senza mai coinvolgere davvero. Senza uno sguardo critico o una cifra stilistica precisa, il film rimane in bilico, incapace di diventare un evento degno di nota nel panorama cinematografico del 2024. Quel mondo del b-movie, che spesso è rifugio per creatività e sperimentazioni, qui diventa solo una scusa logora che non nasconde le debolezze narrative e tecniche dell’opera.

Con “Onslaught” Wingard regala un prodotto che forse vuole ricordare un passato glorioso, ma rischia seriamente di perdere il pubblico in un vuoto senza mordente. L’assalto del titolo si trasforma così in un attacco alle aspettative di chi sperava ancora in un cinema di genere capace di dire qualcosa di nuovo.

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