A Venezia, Ca’ Vendramin Calergi si anima tra le luci del Canal Grande e il brusio di chi sogna. Qui, Alessandro Borghese apre le porte del suo ristorante, pochi giorni prima del debutto su Prime Video di Roast in Peace 2. In questo palazzo storico, che ospita anche il Casinò e il Museo Wagner, lo chef si concede una pausa tra un ciak e l’altro di un nuovo progetto televisivo dedicato alle nonne italiane. Senza filtri, racconta la sua storia fatta di sapori antichi e sfide moderne, quelle che si nascondono dietro ogni piatto servito e dietro ogni sala di un locale che vuole sopravvivere nel 2024.
Le nonne, custodi di una tradizione che non vuole morire
Il nuovo programma di Borghese, in arrivo nel 2027, è un viaggio dentro l’Italia più vera. Non si parla di chef famosi o ristoranti stellati, ma di nonne: quelle donne che da sempre tramandano ricette, storie e gesti attorno a una tavola. Borghese le definisce le vere guardiane della tradizione culinaria italiana, donne che cucinano con passione piatti nati dall’esperienza, capaci di raccontare famiglie e territori attraverso il cibo.
Lo chef aveva già esplorato questo mondo familiare, ma ora vuole spingersi oltre. L’idea è tornare a quel racconto semplice e genuino che aveva iniziato con programmi come Cortesie per gli ospiti e L’Ost, dove la cucina era prima di tutto accoglienza e cura. Queste nonne portano in tavola ricette cariche di storia e identità, nate spesso dall’uso sapiente di ingredienti locali e di stagione, con la voglia di prendersi cura degli altri.
Borghese sottolinea quanto queste donne siano un tesoro di conoscenza gastronomica. Ogni ricetta raccontata in trasmissione si intreccia con storie intime, dove il cibo si lega ai ricordi e alle esperienze di vita. E nei loro gesti si vede “l’occhio”, senza pesi o dosi precise, ma con la sicurezza di chi cucina da una vita.
Sapori di famiglia e mani che parlano
Le prime influenze culinarie di Borghese arrivano dalle sue nonne, due figure molto diverse per origine e tradizione. La nonna Ingrid, mitteleuropea, portava in tavola piatti come il gulasch, l’insalata di patate con erba cipollina e la torta di mele. La nonna Concetta, invece, offriva sapori più decisi e calorici: pasta e patate, casatiello, babà, classici della cucina napoletana.
Questa mescolanza ha segnato l’infanzia dello chef, abituandolo a riconoscere profumi e consistenze che richiamano subito luoghi e ricordi precisi. Le tradizioni si sono arricchite poi con la suocera, esperta del ragù della domenica, un piatto che racchiude l’essenza della cucina casalinga.
Oggi, osservando le nonne protagoniste del suo programma, Borghese nota «le mani»: quel modo unico di lavorare che racconta esperienza, forza e sicurezza. Le donne cucinano la pasta, impastano e condiscono senza bilance o timer. Si affidano a sensazioni che si sono fatte istinto dopo anni in cucina. E con loro c’è un carattere forte, deciso.
Il legame tra queste donne e la cucina va oltre la tecnica. È una dimostrazione di passione e tenacia, nata nella vita di tutti i giorni. La cucina per loro è cura, ma anche un modo di mantenere vivi i legami tra generazioni.
Fuori dalla comfort zone: le nonne si mettono alla prova
Il programma non si limita a mostrare ricette tradizionali. Borghese ha voluto mettere le nonne davanti a nuove sfide, portandole lontano dai loro ambienti abituali. Dalla preparazione del sushi alla cottura alla brace, fino a cimentarsi con i food truck, le protagoniste si spingono fuori dalla loro zona di comfort. Ne esce fuori curiosità, voglia di mettersi in gioco e spirito di squadra, elementi che rendono il racconto ancora più interessante.
Le donne coinvolte hanno tra i 63 e i 93 anni e portano con sé un bagaglio di storie personali e familiari, raccontate anche attraverso grembiuli colorati con stampe di fiorellini o giraffe. L’interazione con nipoti e parenti aggiunge un tocco di emozione e umanità, regalando un quadro vivido e sincero.
Questi momenti fuori dall’ordinario mostrano tratti forti: la tenacia e la capacità di affrontare il nuovo con naturalezza. Borghese nota come, nonostante la fatica, il loro gesto in cucina sia diventato una routine quasi automatica, frutto di anni di pratica.
Le radici per guardare avanti
L’esperienza delle nonne è fondamentale per chi oggi si avvicina alla cucina professionale. Borghese ricorda che nessuna scuola di gastronomia può prescindere dalla conoscenza delle basi della cucina regionale italiana. Imparare a fare un ragù alla bolognese, per esempio, è il primo passo prima di provare tecniche più sofisticate, come quelle della cucina giapponese o molecolare.
Il messaggio che emerge è chiaro: serve pratica, esperienza sul campo, qualcosa che non si impara solo dai libri. Le nonne sono custodi di un sapere fatto di ripetizione e gesti interiorizzati, un patrimonio che i giovani chef dovrebbero valorizzare e studiare.
Questo richiamo alle radici arriva in un momento di grandi cambiamenti nel mondo della ristorazione. Il fine dining, una volta simbolo di lusso e raffinatezza, oggi si confronta con nuove abitudini dei consumatori, spesso più orientati al comfort del cibo a domicilio. La chiusura di locali prestigiosi a Parigi ha acceso un dibattito sul futuro del settore.
Ristorazione 2024: tra costi in aumento e ritorno alla tradizione
I cambiamenti nel mondo della ristorazione impongono una riflessione sulle dinamiche economiche. Aumenti di bollette, affitti e salari mettono sotto pressione chi gestisce un locale. Borghese mette in luce il nodo centrale: trovare un prezzo giusto per i piatti serviti. Quando il costo percepito dal cliente non corrisponde più a quello reale degli ingredienti e del lavoro, il sistema rischia di sbilanciarsi.
Secondo lo chef, il futuro punta verso più trasparenza e consapevolezza gastronomica. Clienti italiani e stranieri sono sempre più curiosi sull’origine dei piatti e sulla qualità delle materie prime. In questo contesto, torna in auge la cucina regionale, fatta di piatti semplici ma ricchi di significato, capaci di coinvolgere anche i più giovani.
Lontano dalla moda globale di hamburger, sushi e poké, si aprono nuove possibilità per valorizzare la cultura culinaria del territorio. Un cambio di passo che potrebbe segnare il futuro della ristorazione in Italia.
La cucina delle nonne, un’eredità da custodire
La cucina delle nonne è un legame forte con il passato e un modello per il futuro. Non è alta cucina o tecnica sofisticata; è piuttosto una cucina fatta di cura, accoglienza e condivisione. Le nonne hanno trasmesso non solo ricette, ma anche gesti, tempi e modi di vivere il cibo come esperienza di famiglia.
L’obiettivo di Borghese è portare queste memorie nelle case con un prodotto televisivo leggero ma intenso, capace di emozionare. Rinforzare l’idea della cucina come collante tra le generazioni vuol dire salvaguardare un patrimonio che rischia di andare perso in un’epoca dominata dalla fretta e dalla superficialità.
Quel racconto è pieno di affetto, risate e voglia di vivere, elementi che si riflettono nel modo in cui queste donne si dedicano alla cucina. Un patrimonio umano e culturale che nutre la ristorazione di oggi e quella di domani.