Fammi il piacere: recensione del film tra emozione, comicità e un tocco troppo conservatore

Redazione

14 Agosto 2026

Alexandra Lamy sorride mentre François Cluzet le porge un sex toy, e in quella scena si nasconde molto più di un semplice gesto comico. “Fammi il piacere”, il nuovo film di Reem Kherici, mette l’orgasmo femminile al centro di una commedia leggera, ma tutt’altro che banale. Non è facile trattare un tema ancora così delicato senza scadere nel didascalico o nell’imbarazzo, eppure la pellicola ci prova con un tono spigliato, a tratti ironico, a tratti sincero.

Dietro la leggerezza di alcune scene, c’è una scelta precisa: raccontare la sessualità femminile con occhi femminili, senza filtri o pudori. La protagonista, una donna che confessa di non aver mai provato un orgasmo, si muove in un percorso di scoperte e riflessioni quotidiane, in cui il sex toy diventa più di un semplice oggetto. È un simbolo, un modo per rompere il silenzio e affrontare un argomento che spesso resta nascosto. Alexandra Lamy e François Cluzet danno vita a personaggi credibili, anche se a volte la storia sembra un po’ troppo levigata, come se avesse paura di sporcarsi con la realtà.

Tra ironia e riflessioni: il linguaggio di “Fammi il piacere”

La sceneggiatura tiene un equilibrio delicato, alternando momenti più tecnici a spunti di riflessione sociale. I dialoghi mescolano aspetti clinici e situazioni di tutti i giorni con una leggerezza calibrata, invitando il pubblico a guardare alla sessualità femminile con occhi diversi. Non è solo comicità: dietro c’è la volontà di portare alla luce una consapevolezza che spesso manca nei racconti tradizionali. La protagonista si trova a fare i conti con cambiamenti profondi nella sua vita sentimentale e sessuale, esplorando un terreno ancora carico di tabù e vergogna per molti.

Nel racconto si gioca su due fronti: da un lato la difficoltà di accettare una mancanza che la società vede come anormale, dall’altro il desiderio di cercare piacere e soddisfazione partendo da esperienze sincere. Il sex toy non è un dettaglio casuale: è un ponte tra insegnamenti tecnici e vissuti personali, tra scienza e quotidianità. Questa tensione si vede nelle interazioni tra i personaggi, dove l’umorismo diventa uno strumento per rompere il ghiaccio e affrontare tabù senza perdere la profondità del tema.

Lamy e Cluzet: quando il talento incontra qualche limite

Alexandra Lamy e François Cluzet danno vita a personaggi ben costruiti, capaci di portare avanti una storia che mescola emozione e comicità. La loro intesa è evidente e aiuta a tenere insieme un film che però non riesce sempre a scrollarsi di dosso una patina troppo levigata. Entrambi mostrano sensibilità, ma in alcune scene il ritmo rallenta a causa di stereotipi che la sceneggiatura non approfondisce.

Lamy si cala con naturalezza nel ruolo della donna che si confronta con il proprio corpo e le sue mancanze, mentre Cluzet è l’accompagnatore empatico, quasi un confidente che aiuta a sciogliere le insicurezze. Però il loro potenziale resta in parte frenato da una scrittura che punta troppo all’estetica pulita e a una narrazione che ogni tanto scivola nella prevedibilità. Nonostante tutto, il film regala momenti riusciti, capaci di far riflettere, e qualche sprazzo di sincerità che spezza la leggerezza generale.

Reem Kherici e la sua sfida alla rappresentazione della sessualità femminile

Con “Fammi il piacere” Reem Kherici porta avanti uno sguardo femminile e coraggioso sul desiderio e sul piacere. La regista rifiuta i cliché vecchi e le narrazioni superficiali, proponendo un’indagine sull’intimità femminile che guarda alle sue complessità emotive e psicologiche. Il film si inserisce in un panorama che dà sempre più spazio a storie raccontate dalle donne, con una prospettiva nuova e necessaria.

La scelta di una commedia brillante e accessibile è un modo per portare sullo schermo temi che spesso nei film più commerciali vengono evitati o trattati con imbarazzo. Kherici evita la banalità e mette al centro una protagonista che dà voce a milioni di donne ancora invisibili nella cultura popolare. Il risultato non è perfetto, ma si distingue per onestà e per la voglia di far partire conversazioni importanti, lontane dalle solite ironie e dalle semplificazioni del genere comico. Questo fa di “Fammi il piacere” un titolo da seguire con attenzione nel cinema francese di oggi.

Un film che riflette i tabù di sempre

“Fammi il piacere” arriva in un momento in cui la sessualità femminile, il piacere e l’autonomia del corpo sono al centro di dibattiti culturali e sociali più ampi. Raccontare una storia che mette a nudo il tabù del non raggiungimento dell’orgasmo non è casuale: risponde a un bisogno di trasparenza e rappresentazione.

Il film funziona come uno specchio che mostra le difficoltà personali dietro cui si nascondono insicurezze e mancanza di informazione. Il linguaggio scelto, leggero e brillante, aiuta a far parlare di un tema delicato, smontando pregiudizi e false idee. Sul piano sociale, “Fammi il piacere” va oltre il semplice intrattenimento, contribuendo a dare visibilità e normalizzare argomenti ancora poco trattati nel cinema di massa.

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