Chiara Ferragni tra risarcimenti e cause civili: come l’impero dell’influencer affronta la crisi post Pandoro Gate

Redazione

24 Luglio 2026

Chiara Ferragni non è più solo la regina dei social con milioni di follower e post impeccabili. Negli ultimi mesi, il suo impero digitale ha dovuto affrontare una serie di cause civili e richieste di risarcimento che hanno scosso le fondamenta della sua immagine pubblica. Tra tribunali e media, la sua reputazione è stata messa sotto pressione come mai prima d’ora. Quel mondo di glamour e like, costruito con cura, si trova ora davanti a sfide concrete e ingombranti. E mentre il business resiste, chi osserva da vicino sa che nulla sarà più come prima.

Pandoro Gate: il proscioglimento penale è un passo avanti, ma non cancella tutto

Il cosiddetto “Pandoro Gate” ha segnato una svolta nella carriera di Ferragni, con accuse pesanti che hanno scosso la fiducia di follower e partner commerciali. Sul fronte penale, il punto più importante è stato il proscioglimento dall’accusa di truffa aggravata. Un risultato importante per l’imprenditrice, che riduce la pressione delle indagini, ma non cancella le conseguenze economiche e d’immagine legate alla vicenda.

Anche se il procedimento penale si è chiuso, la controversia ha lasciato il segno, dando il via a un contenzioso civile di grande portata. Non è una questione da archiviare facilmente: la reputazione del brand e la stabilità finanziaria delle attività Ferragni ne risentono ancora. La ripresa resta cauta, sotto attenta osservazione, con una strada tutt’altro che semplice da percorrere.

L’accordo con l’Antitrust pesa sul bilancio Ferragni

Un passaggio chiave è arrivato con l’intesa siglata con l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato. Ferragni si è impegnata a versare 800 mila euro a enti benefici entro scadenze precise. Non si tratta di una sanzione penale, ma di una mediazione importante, con un impatto finanziario non da poco.

Questa spesa grava sul bilancio dell’azienda e obbliga a una gestione economica più attenta e rigorosa. Le autorità hanno preso la questione sul serio e il peso di questa obbligazione si fa sentire sull’operatività quotidiana delle società legate a Ferragni.

Tre cause civili da milioni di euro sul tavolo: Safilo, Angelini Beauty e Swinger International

A complicare le cose ci sono tre cause civili che rischiano di pesare molto sul patrimonio del gruppo Ferragni. Due di queste sono ormai in fase avanzata, mentre la terza è appena partita, ma tutte hanno cifre importanti in ballo.

La più pesante arriva da Safilo, storico marchio di occhiali e partner commerciale, che chiede un risarcimento da 5,9 milioni di euro a seguito della fine del rapporto dopo lo scandalo. Una cifra che racconta bene quanto la fiducia fra un brand internazionale e la sua immagine sia stata compromessa.

Non va dimenticata Angelini Beauty, coinvolta dopo l’annullamento del progetto profumi Ferragni previsto per il 2023. Lo stop alle attività commerciali, conseguenza diretta del caso pandoro, ha trasformato anche questa collaborazione in una battaglia legale. Infine, c’è Swinger International, licenziataria di marchi come Genny e Versace Jeans Couture, che ha di recente avviato una causa, segno che le ripercussioni della vicenda continuano a farsi sentire.

Fenice e la svolta nella gestione: primi segnali di ripresa

Mentre i tribunali si animano, sul fronte industriale arrivano segnali più incoraggianti. Fenice, società chiave per il business Ferragni, ha mostrato qualche miglioramento durante l’assemblea del 29 giugno. Il management prevede per il 2025 un fatturato di 2,7 milioni di euro, con una perdita contenuta poco sopra i 64 mila euro.

Claudio Calabi, nuovo amministratore contabile e guida della fase di ricostruzione, ha adottato una politica di tagli anche sui propri compensi, passati da 220 mila a 120 mila euro all’anno. Anche la sua retribuzione nella holding Sisterhood è stata ridotta da 70 mila a 20 mila euro. Un segnale chiaro: si punta a costruire una base economica più solida e sostenibile.

Tra le collaborazioni che resistono spicca quella con Morellato, ancora stabile e operativa nonostante la tempesta che ha investito il gruppo. Un punto fermo su cui si regge la strategia di tenuta.

Controllo dei costi e strategia di rilancio: la sfida di Ferragni nel 2025

La gestione Calabi punta a consolidare le attività e a tenere sotto controllo le spese. L’obiettivo è mantenere i conti in equilibrio, limitando i danni derivanti dalle cause ancora aperte. Rigore e attenzione diventano le armi principali per superare la crisi.

Ma non mancano le difficoltà: Tbs Crew, una delle società del gruppo, prevede per il 2025 una perdita superiore agli 800 mila euro, una cifra vicina a quella destinata alla beneficenza nell’accordo con l’Antitrust. Questo conferma quanto sia complesso il percorso di risanamento.

Il futuro del gruppo passerà anche dalle decisioni dei tribunali, ma la vera prova sarà sul mercato. In un mondo dove la reputazione online conta più che mai, saper voltare pagina dopo uno scandalo è fondamentale per restare competitivi. Ferragni, nonostante tutto, continua a essere un nome importante, muovendosi con cautela tra ostacoli e opportunità che il 2025 porterà.

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