A New York, tra giugno e luglio 2024, si è acceso un caso che unisce due mondi apparentemente distanti: la moda e la musica italiana. Riccardo Tisci, stilista di fama, e Mahmood, voce riconosciuta, si trovano ora al centro di un’inchiesta giudiziaria. La scena è quella di alcuni ristoranti di Harlem, dove si intrecciano accuse gravi, versioni contrastanti e testimonianze che cambiano forma. A destare scalpore è soprattutto il mutare improvviso della memoria di un testimone chiave. Nel frattempo, la difesa cerca di fare luce con mosse poco convenzionali, come la richiesta di un interrogatorio internazionale. Una vicenda destinata a non spegnersi in fretta.
La notte al ristorante di Harlem: cosa dicono i documenti
Tutto parte durante il weekend del Pride, tra il 29 e il 30 giugno 2024. Mahmood era a New York per un concerto al LadyLand Festival di Brooklyn, evento seguito con attenzione. Quella sera, Riccardo Tisci si unisce a Patrick Cooper, un americano di 35 anni che poi presenterà una denuncia, e a Michael Alexander, amico comune, per andare insieme al “2 Sisters 4 Brothers“, ristorante e lounge nel cuore di Harlem. Da qui partono due versioni completamente diverse di quella serata.
Cooper sostiene che Tisci e Mahmood parlassero in italiano tra loro, lingua che lui non capiva. Secondo la sua testimonianza, sarebbe stato Mahmood a dargli da bere un cocktail. Dopo averlo bevuto, Cooper dice di aver perso la memoria della notte, per poi svegliarsi qualche ora dopo, svestito, nell’appartamento di Tisci, dove ritiene sia avvenuta la presunta violenza sessuale. Tisci nega tutto e parla di altre ipotesi: un malore dovuto all’alcol a stomaco vuoto o semplicemente un sonno profondo, mettendo in dubbio il blackout e ridimensionando le accuse.
Mahmood sotto pressione: il rifiuto di testimoniare e le mosse della difesa
Uno dei punti più caldi riguarda proprio Mahmood. La difesa di Tisci lo ha invitato a testimoniare, ritenendo fondamentale la sua versione per chiarire la dinamica della serata. Nel maggio 2026, lo studio legale Dentons, che assiste lo stilista, ha chiesto ufficialmente che il cantante deponga volontariamente. Mahmood ha però detto no. Di fronte a questo rifiuto, gli avvocati hanno fatto scattare una procedura più complessa, attivando la cooperazione giudiziaria internazionale prevista dalla Convenzione dell’Aia.
Così, è stata inviata una rogatoria alla Corte federale americana per chiedere al Ministero degli Esteri italiano di obbligare Mahmood a testimoniare in Italia. La difesa ha anche chiesto di esaminare il cellulare del cantante, per vedere se ci sono messaggi o chat che possano aiutare a ricostruire la serata. Va detto che Mahmood non è indagato né imputato: è considerato solo un testimone presente quella notte.
Gli avvocati hanno preparato una lista di 64 domande per chiarire dettagli come quanti drink abbia bevuto Cooper, se li abbia dati personalmente Mahmood e se Tisci abbia mai suggerito di modificare le bevande. L’obiettivo è dissipare ogni dubbio e ricostruire con precisione cosa è accaduto.
Le incongruenze nella denuncia: un punto a favore della difesa
Un elemento chiave è venuto fuori analizzando la prima denuncia presentata da Cooper nell’aprile 2025 alla Corte Suprema di New York. In quel documento, Mahmood non era menzionato nemmeno una volta. L’accusa riguardava solo Tisci, ritenuto responsabile di aver manomesso la bevanda di Cooper senza che lui se ne accorgesse. Solo in un secondo momento, nel cosiddetto “Reclamo Emendato” di luglio 2025, è comparso il nome di Mahmood tra i coinvolti.
Questa differenza nei tempi e nei dettagli ha dato modo alla difesa di Tisci di mettere in discussione la versione dell’accusa. L’inserimento tardivo di Mahmood potrebbe essere visto come un tentativo di rafforzare il caso contro lo stilista, sollevando dubbi sulla veridicità del racconto. Il procedimento è ancora in fase preliminare, con il giudice Lewis A. Kaplan che ha sottolineato l’importanza di fare chiarezza prima di avanzare qualsiasi giudizio.
Tra New York e Milano: il peso di un caso che va oltre la giustizia
Da quando è scoppiato il caso, in primavera 2024, Riccardo Tisci e Mahmood non si sono più visti insieme in pubblico, probabilmente per l’atmosfera tesa che si è creata. L’intreccio tra le autorità di New York e quelle italiane ha portato la difesa a chiedere il coinvolgimento delle istituzioni italiane tramite una rogatoria, per poter ascoltare il cantante direttamente nel nostro Paese. Una mossa poco comune, ma prevista dal diritto internazionale.
Il caso procede su due fronti: da una parte la giustizia americana che si occupa del procedimento civile per presunta violenza sessuale, dall’altra la collaborazione tra Italia e Stati Uniti per raccogliere tutte le testimonianze necessarie. L’attenzione dei media è alta e il fascicolo resta aperto, con un processo ancora tutto da scrivere.
Oltre all’aspetto legale, questa vicenda pesa anche sulla reputazione e sulla carriera di entrambi. Nel frattempo, le autorità mantengono il massimo riserbo e continuano a valutare ogni elemento con attenzione, in attesa dei prossimi sviluppi.
