Nuova condanna nel processo per la morte di Matthew Perry: Erik Fleming condannato a 2 anni e mezzo

Redazione

15 Maggio 2026

Matthew Perry, noto per il suo indimenticabile ruolo in Friends, è al centro di un nuovo capitolo giudiziario a Los Angeles. Un ex produttore televisivo, Erik Fleming, è stato condannato per aver fornito all’attore la ketamina che si è rivelata fatale. Dietro questa vicenda si apre uno scenario inquietante, fatto di responsabilità nascoste e una rete di persone coinvolte nel traffico e nell’uso illecito di droghe. La giustizia avanza, ma con essa emergono verità che vanno ben oltre la singola tragedia.

Erik Fleming: condanna a due anni e mezzo per aver fornito ketamina a Perry

Erik Fleming è stato condannato a due anni e mezzo di prigione dal tribunale di Los Angeles. L’ex produttore ha ammesso di aver comprato cinquanta fiale di ketamina da Jasveen Sangha, la cosiddetta “Ketamine Queen”, per poi consegnarle all’assistente personale di Matthew Perry. Questo collegamento diretto è stato un punto chiave nelle indagini. Fleming, che in passato aveva lavorato come consulente su problemi di tossicodipendenza, ha scelto di collaborare ammettendo parzialmente le sue responsabilità.

Le fiale di ketamina venivano usate per trattare dipendenze e dolore, ma nel caso di Perry hanno avuto conseguenze tragiche. Il processo ha messo in luce non solo il ruolo di Fleming come intermediario, ma anche la complessità della rete di spaccio. Che un consulente anti-dipendenze abbia fatto parte di questo giro rende la vicenda ancora più delicata. La sentenza è un segnale forte del tribunale contro chi alimenta la circolazione di droghe pericolose, anche se proviene da ambienti apparentemente affidabili.

Jasveen Sangha, la “regina della ketamina”: 15 anni di carcere per la morte di Perry

Al centro della rete di spaccio c’è Jasveen Sangha, condannata a quindici anni di reclusione per aver fornito la ketamina che ha causato l’overdose fatale di Matthew Perry nell’ottobre 2023. La 42enne ha accettato un patteggiamento, ammettendo almeno in parte le sue colpe. Secondo l’accusa, Sangha era la principale fornitrice e, insieme ad altri spacciatori, riforniva Perry con decine di fiale.

Durante il processo è emerso un quadro di attività criminale continuativa: dal 2019 gestiva un traffico di ketamina e metanfetamine da North Hollywood. I giudici l’hanno descritta come una persona fredda, senza scrupoli e priva di rimorsi. La pena di quindici anni è stata ridotta rispetto ai 65 anni chiesti inizialmente, grazie alla sua collaborazione e al patteggiamento.

Intercettazioni e documenti raccolti in carcere hanno mostrato come Sangha continui a discutere di diritti editoriali legati alla sua attività illegale e al caso Perry, segno della sua volontà di mantenere il controllo sul traffico. Questo aspetto ha ulteriormente aggravato la sua posizione agli occhi della giustizia, sottolineando il peso criminale della sua figura.

Medici sotto accusa: condanne per prescrizioni false e somministrazioni illegali

Nel processo sono finiti sotto la lente anche due medici accusati di aver facilitato l’accesso illecito alla ketamina per Perry. Salvador Plasencia è stato condannato a trenta mesi di carcere per aver venduto all’attore venti flaconi della sostanza, approfittando della sua posizione per agevolare l’uso improprio del farmaco.

Mark Chavez, invece, ha ricevuto otto mesi di arresti domiciliari per aver firmato prescrizioni false. Ha ammesso di aver firmato documenti senza validità, favorendo così la somministrazione di ketamina senza un adeguato controllo medico.

Il ruolo di questi professionisti ha alimentato la rete che ha permesso a Perry di ottenere droghe tossiche con facilità. Le sentenze vogliono punire chi sfrutta la professione medica per scopi illegali, ribadendo l’importanza di proteggere la salute pubblica. Questo capitolo ha anche acceso un dibattito sulla responsabilità dei medici nelle situazioni di dipendenza e abuso di farmaci sedativi.

L’assistente Kenneth Iwamasa: attesa per la sentenza definitiva

Resta ancora aperta la posizione di Kenneth Iwamasa, assistente personale di Matthew Perry. È lui che ha confessato di aver iniettato la ketamina che ha portato alla morte dell’attore il 28 ottobre 2023. La tensione sul caso principale è alta, mentre la giustizia americana si prepara a emettere la sentenza finale.

Il verdetto su Iwamasa è atteso per il 27 maggio 2026. Quella decisione potrebbe chiudere definitivamente il lungo capitolo giudiziario legato alla tragedia. Iwamasa è un pezzo fondamentale dell’inchiesta, per il suo ruolo diretto nella somministrazione della dose fatale: il tribunale valuterà con attenzione la sua responsabilità.

In questa fase conclusiva, il processo si concentrerà su dettagli precisi: dosi, modalità di somministrazione e condizioni dell’attore al momento dell’overdose. L’attesa per la sentenza tiene alta l’attenzione, perché rappresenta un momento decisivo per la giustizia e per la famiglia di Matthew Perry.

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