CORSI DI DISEGNO, PITTURA E SCULTURA CON L’ARTISTA SAMANTHA CAPALDO

di PAOLA TESIO

RUBIANA/TORINO – L’artista Samantha Capaldo racconta la sua esperienza nell’ambito artistico, determinata da amore e passione, nonché una profonda conoscenza delle tecniche antiche, che hanno portato alla decisione di aprire uno studio in cui insegnare sul modello delle botteghe di un tempo, dove si respira accoglienza e dedizione, colori ed emozioni in un ambiente raccolto e familiare.

“Disegno da sempre, provengo da una formazione iniziata nell’ambito grafico e nel restauro proseguita al liceo artistico, successivamente ho frequentato gli atelier di alcuni maestri. L’idea di creare la bottega dell’arte è maturata in seguito alla collaborazione con il Cenacolo degli artisti di Rubiana, dove ho avuto modo di essere parte attiva del progetto di pittura dedicato alle classi delle scuole d’infanzia e primaria trasmettendo ai bambini la creatività: i piccoli allievi venivano al Cenacolo a disegnare e dipingere e li seguivo in ogni fase. Nelle antiche botteghe l’arte veniva praticata sin da piccoli e questo consentiva di imparare ad usare gli strumenti con la stessa naturalezza con si sperimentano colori e scrittura. Attraverso quest’attività, improntata su una modalità ludica e creativa, possono così sperimentare ed avvicinarsi alla pittura: per chi da grande vorrà continuare, costituisce un’ottima base per acquisire con spontaneità le tecniche future”.

La tua scuola è aperta a tutti e ognuno può imparare. Essendo la pittura una tecnica, è acquisibile alla stregua della scrittura. Nel tempo si è persa la tradizione dell’insegnamento di bottega?

“Sì, il messaggio è proprio questo: tutti possono imparare, non si tratta di doti innate e ognuno una volta acquisite le tecniche può esprimere come meglio desidera le proprie inclinazioni. Nei bambini l’approccio è ludico, ma le loro creazioni sono sorprendenti. L’idea è quella di trasmettere questo sapere agli altri, da pittrice mi sono trasformata in insegnante. Il modello è appunto di ricreare l’antica bottega artistica dove si viene a dipingere, disegnare, scolpire. Non volevo realizzare una scuola con tanti allievi seguiti contemporaneamente, perché si perderebbe il significato stesso del mio intento: il progetto è di avere allievi singoli o al massimo tre persone per volta. Lo trovo più gratificante sia per me sia per loro che possono essere curati nel dettaglio e chissà, chi continuerà, potrà stupirmi con il loro talento!”.

In questo periodo, nello studio sono stati accolti anche degli studenti dei licei.

“Sì, molti studenti con la chiusura delle scuole, non potendo praticare a casa, si sono rivolti per consigli e nei periodi di apertura dello studio, nel rispetto del distanziamento sociale, hanno potuto esercitarsi. Inoltre, è stato possibile attuare la consulenza online per tutti gli altri allievi che venivano in studio”.

Recentemente la tua pittura ha avuto un’evoluzione, che per certi versi potremmo definire un ritorno al passato. Sono stati esposti una serie di ritratti, unici nel loro genere nel panorama contemporaneo, carichi di pathos e realizzati con la tecnica del cretto.

“Pur essendo una pittura gettata nel presente, la mia ricerca estetica è basata sulle radici del passato. Adoro la linea, la forma, gli spazi abitati dal volume, dalle luci e dalle ombre che creano l’opera. Il disegno è a mio avviso la base fondamentale da cui partire, l’origine di ogni lavoro. Nei ritratti utilizzo la tecnica antica del cretto per donare il respiro del passato alle mie opere. In francese l’effetto è chiamato craquelure, è un processo che richiede lunghe e pazienti realizzazioni, consiste nel ricreare minuscole crepe o delle stratificazioni materiche, simili ai segni del tempo che si formano sulle superfici del dipinto. Realizzo anche delle sculture con creta, gesso ed altri materiali, ed è straordinario come dal nulla, o meglio dall’idea che prende vita, si arrivi a far emergere la plasticità delle forme. Sono attratta dal concetto del non finito di Michelangelo, interpretato dal Vasari e da altri critici come “licenza creativa”, “ansia di infinito” e anche coscienza della finitudine, soprattutto vorrei interpretare la ricerca del non finito come essenza della creatività, scrittura con forme o colore, che prende vita da una tabula rasa su cui di volta in volta possiamo dipanare le nostre emozioni”.


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