LOCKDOWN A RIVOLI, IL GRIDO DI DOLORE DEI COMMERCIANTI: “SIAMO DISCRIMINATI”

All’attenzione di:
Assessore al Commercio Comune di Rivoli Dabbene Paolo Dabbene
Signor Sindaco del Comune di Rivoli Dott. Andrea Tragaioli
Assessore al Commercio Città Metropolitana di Torino Dott. Alberto Sacco
Assessore al Commercio Regione Piemonte Dott.ssa Vittoria Poggio
Governatore Regione Piemonte Dott. Alberto Cirio
Presidente del Consiglio Dott. Giuseppe Conte

E per conoscenza:

Ascom
Confcommercio
Confesercenti

Vi scrivo per nome e conto di Rivoli Experience, l’Associazione dei Commercianti del Centro Storico di Rivoli.

Pur consapevoli della difficoltà nel prendere decisioni eque e giuste al fine di superare la situazione di emergenza che stiamo vivendo a livello nazionale, portiamo alla vostra attenzione l’ennesima discriminazione avvenuta con i vari contributi ricevuti durante il precedente lockdown, e che si ripresenta in questa nuova fase dell’emergenza.

Si tratta delle molte attività, che pur avendo un codice ATECO che avrebbe permesso loro di continuare ad operare, di fatto sono dovute rimanere chiuse:

1) Attività ubicate in zone decentrate, che normalmente lavorano con clientela proveniente da lontano, e che quindi non sarebbero potute essere raggiunte.

2) Attività che per specifiche e particolari tipologie di prodotti, di non immediata necessità, non hanno aperto, non avrebbero comunque venduto nulla.

3) Attività ubicate in zone frequentate principalmente da uffici o industrie (chiusi nel Lockdown), parchi giochi non raggiungibili, e altro, che quindi avrebbero aperto per nulla, non potendo essere raggiunte dai clienti.

4) Attività di bar e ristorazione con abbinati ad altri servizi essenziali quali panetterie o altri beni di consumo, che di fatto sono stati aperti, soprattutto per dare un servizio principalmente ai residenti vicini, ma hanno visto un calo drastico degli incassi, dovuti appunto alla mancanza di affluenza dei consumatori.

5) Attività che per motivi di salute, famigliari o altro, non hanno di fatto potuto aprire, pur avendo i codici ATECO che glielo avrebbero permesso.

Facciamo inoltre presente che, a causa dell’improvvisa chiusura, e conseguente azzeramento delle entrate, molti esercenti non hanno potuto, e non potranno ancora per parecchio tempo, far fronte alle scadenze programmate, molte delle quali, se insolute, fanno sì che si venga inseriti nell’elenco dei ‘cattivi pagatori’, con gravi conseguenze, che possono portare anche alla chiusura dell’attività, quali:

1) Rate di alcuni tipi di finanziamento o leasing.

2) RID vari.

3) Rateizzazioni Equitalia, Pace Fiscale, ecc..

4) Scadenza pagamenti delle Carte di Credito.

5) Titoli vari, emessi precedentemente al Lockdown le cui scadenze non possono essere rispettate causa azzeramento degli incassi.

Chiediamo pertanto:

1) Una revisione della distribuzione dei contributi passati e futuri, aggiungendo agli aventi diritto le attività che hanno avuto un calo di fatturato durante i mesi di chiusura, chiaramente dimostrabile dalla dichiarazione dei corrispettivi.
2) Una reale sospensione con la possibilità di rateizzazione nel 2021-2022 e oltre, dei contributi (INPS) e imposte (IRPEF), nonché tutte le altre tassazioni locali, le rateizzazioni già concordate (pace fiscale, cartelle dilazionate e quant’altro), e ogni altro tipo di scadenza fiscale, non solo alle attività chiuse, ma anche a quelle che di conseguenza hanno avuto perdite di fatturato.
3) Un giusto e doveroso ricalcolo di tutti gli acconti di imposte varie che a breve dovranno essere versati, e che sono preventivati per anni futuri, ma sui parametri del 2019 – tale ricalcolo porterebbe in molti casi ad un azzeramento delle future scadenze, ed in molti casi ad un credito di imposta: abbiamo pagato nel 2019 acconti su un presunto guadagno del 2020 che in realtà per molti esercenti non si è verificato.
4) L’estensione del credito di imposta sugli affitti anche per le attività che pur potendo rimanere aperte ne stanno subendo l’effetto domino.
5) La cancellazione dell’inserimento nella lista dei “cattivi pagatori” in caso di insolvenza durante il periodo di Lockdown passato, presente ed eventualmente futuro.

 

Porto inoltre alla Vostra attenzione l’importante aspetto psicologico: molti imprenditori, grandi e piccoli, sono caduti in un grave stato di depressione causato da questa grave crisi soprattutto economica, a cui, per farvi fronte, molte volte si rischia di veder vanificato il lavoro di una vita, se non anche quello dei propri genitori.

Questa situazione si ripercuoterà sia sull’attività, quando questa si riuscirà a riprendere, sia sui rapporti famigliari, minando così tutto il nostro tessuto sociale. Ringrazio per l’attenzione, e confido in una celere risposta.

Distinti Saluti.

 

Maria Chiara Taverna
Presidente Associazione Culturale Rivoli Experience


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