Padova, muore di tumore la mamma di Eleonora Bottaro dopo aver rifiutato cure mediche per seguire il metodo Hamer

Redazione

4 Giugno 2026

Lui e lei hanno detto no alla chemioterapia. Hanno deciso di puntare tutto sulla vitamina C e sulla psicoterapia, convinti che quel mix potesse sconfiggere il tumore meglio dei trattamenti classici. Dietro questa scelta c’è la fede nel metodo Hamer, una teoria controversa che sostiene come le emozioni influenzino direttamente malattie e guarigioni. Una strada rischiosa, che ha scatenato non solo dubbi medici ma anche tensioni legali. E le conseguenze, finora, si sono fatte sentire.

Metodo Hamer: una teoria che divide

Il metodo prende il nome dal medico tedesco Ryke Geerd Hamer, che sosteneva di aver trovato un legame diretto tra traumi emotivi e tumori. Secondo lui, il cancro sarebbe una risposta biologica a conflitti interiori profondi, e non una malattia da curare con la medicina tradizionale. Di conseguenza, il metodo privilegia interventi che puntano alla mente e allo spirito, bollando come inutili o addirittura dannose le terapie convenzionali.

Questa visione ha suscitato molte critiche dalla comunità scientifica internazionale, che sottolinea la mancanza di prove concrete a supporto delle sue affermazioni. Gli oncologi mettono in guardia sul fatto che abbandonare trattamenti come chirurgia, chemioterapia e radioterapia espone i pazienti a rischi seri e spesso fatali.

La scelta della coppia: vitamina C e psicoterapia al posto della medicina

I coniugi hanno deciso di assumere grandi quantità di vitamina C, considerata da alcune correnti pseudoscientifiche come un aiuto per il sistema immunitario e la guarigione dal cancro. In parallelo, si sono affidati alla psicoterapia, convinti che affrontare e risolvere i conflitti emotivi potesse fermare la malattia.

Con questa strada, hanno escluso del tutto i protocolli oncologici riconosciuti, che spesso sono l’unica speranza di sopravvivenza. La loro scelta ha comportato un rischio molto alto di peggioramento della malattia e mette in luce le conseguenze di affidarsi a metodi senza validazione scientifica. Inoltre, ha riacceso il dibattito etico su come accompagnare chi sceglie queste vie e quando sia necessario intervenire per tutelarne la salute.

Rischi medici e nodi legali dietro l’abbandono delle cure tradizionali

Rifiutare i trattamenti oncologici consolidati non è solo una questione medica. Dal punto di vista sanitario, evitare terapie efficaci può portare a un rapido aggravarsi delle condizioni e aumentare la mortalità. Gli operatori sanitari si trovano spesso in difficoltà nel rapporto con pazienti e familiari che scelgono strade alternative.

Sul fronte legale, le autorità possono intervenire se la vita è in pericolo, specialmente quando si tratta di minorenni o persone incapaci di decidere. Nel caso di adulti, invece, il confine tra diritto a decidere e necessità di tutela è più sottile, con un equilibrio difficile da trovare tra libertà individuale e dovere di protezione della salute pubblica.

Il ricorso a cure alternative contro il cancro resta una sfida per sanità e giustizia, chiamate a bilanciare rispetto e prevenzione in un terreno delicato.

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