Napoli, sparatoria a Ponticelli: gli ultimi istanti di vita di Filippo Ascione nel video choc dell’indagine

Redazione

14 Aprile 2026

Quel pomeriggio a Ponticelli, quartiere popolare di Napoli Est, ha segnato per sempre la città. Fabio Ascione usciva dal bar, un pacchetto di sigarette in mano, ignaro che stava per vivere gli ultimi istanti della sua vita. Le telecamere di sorveglianza hanno catturato ogni dettaglio: volti, movimenti, attimi che ora diventano prove decisive. Un incontro, forse casuale, forse no, si trasforma in tragedia con uno sparo che rompe il silenzio. Qui, dove la paura è una compagna di strada, la cronaca si fa dramma.

Il video che racconta la dinamica della tragedia

Le immagini raccolte nel video agli atti dell’indagine svelano dettagli finora sconosciuti di quella sera a Ponticelli. Poco prima della tragedia, un confronto silenzioso tra due gruppi si svolge davanti al bar: da una parte, ragazzi di Volla legati al clan Veneruso Rea, a bordo di un suv scuro; dall’altra, Francesco Pio Autiero e un 17enne, in sella a uno scooter Beverly 300. Autiero, poi arrestato per omicidio volontario insieme al minorenne, appare nei filmati con un’espressione quasi compiaciuta, come se fosse consapevole di ciò che stava per succedere.

Al centro del video, Fabio entra nel bar per comprare un pacchetto di sigarette, come confermato dalla madre. L’incontro con Autiero avviene fuori dal locale; i due si guardano, senza scambiare una parola. Nel silenzio di quei secondi si avverte una tensione palpabile, un’anticipazione di quello che sarebbe accaduto poco dopo. Fabio si avvia verso casa, ignaro che quegli ultimi passi lo porteranno dritto alla morte.

La ricostruzione degli inquirenti sulla morte di Ascione

Le indagini dei carabinieri e della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli si sono scontrate con il muro di silenzi e reticenze dei testimoni. Nonostante questo, la ricostruzione del delitto procede con chiarezza. Poco lontano dall’abitazione di Fabio, un gruppo di ragazzi è raccolto intorno a Francesco Pio Autiero, che tiene ancora in mano la pistola usata per la sparatoria.

In quell’attimo fatale, un colpo parte all’improvviso, raggiungendo Fabio a pochi passi: appena 40-50 centimetri separano la vittima dall’arma. Prima di cadere a terra, ferito mortalmente, Fabio pronuncia una frase che resterà impressa nelle indagini: “Ué, mi hai colpito”. Il corpo di Ascione si abbatte sull’asfalto mentre i soccorsi si affrettano a portarlo in ospedale. Le cure però sono inutili; poco dopo le sei del mattino, Fabio muore per la ferita riportata.

Faide e violenza: il contesto criminale dietro l’omicidio

L’agguato in cui è rimasto ucciso Fabio si inserisce in un quadro più ampio di tensioni e scontri tra clan che operano nella zona est di Napoli. La rivalità tra i gruppi di Volla, tra cui il clan Veneruso Rea, e fazioni nemiche è al centro delle violenze documentate dalle forze dell’ordine.

Il fatto che Autiero e il minorenne fossero in sella a uno scooter mentre i loro avversari viaggiavano su un suv racconta la consueta mobilità tra i protagonisti delle faide locali. L’uso delle armi da fuoco e la capacità di fare irruzione in luoghi pubblici come bar e strade della periferia sottolineano quanto questi scontri siano diventati sempre più pericolosi, coinvolgendo sempre più giovani e scuotendo profondamente la convivenza civile.

Le telecamere di sorveglianza, gli accertamenti degli inquirenti e il lavoro della DDA portano oggi alla luce i dettagli essenziali per capire il contesto criminale che ha strappato la vita a un ragazzo di soli trenta anni, vittima di una faida senza tregua e senza esclusione di colpi.

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