Il giudice federale Lewis Liman ha appena tagliato gran parte delle accuse contro Justin Baldoni, lasciando in piedi solo tre capi d’imputazione. Tra questi, la ritorsione: sarà questa la battaglia cruciale che si svolgerà in tribunale nelle prossime settimane. Blake Lively, che aveva inizialmente puntato il dito contro Baldoni con tredici accuse, tra cui molestie sessuali, vede ora il quadro cambiare drasticamente. La tensione tra i due resta altissima, mentre Hollywood e i media non distolgono lo sguardo da una storia che sembra più un duello personale che una semplice disputa legale.
Il giudice fa pulizia: processi solo sulla presunta ritorsione
Il 2026 si apre con un colpo di scena nel caso tra Blake Lively e Justin Baldoni, entrambi sul set del film It Ends With Us. Dopo una prima fase in cui le accuse erano molteplici — dalle molestie sessuali al danno emotivo fino alla diffamazione — il giudice Liman ha deciso di tagliare drasticamente. Su tredici accuse, ne sono rimaste solo tre, mentre dieci sono state cancellate dal procedimento. In particolare, non si andrà a processo sulle presunte molestie o altre violazioni personali, che sono state bocciate per mancanza di prove o motivi tecnici.
Il cuore della causa ora ruota attorno a un’accusa precisa: una presunta campagna di ritorsione. Secondo la versione di Lively, Baldoni avrebbe organizzato e diffuso messaggi negativi contro di lei, danneggiandone la reputazione. La decisione del giudice segna un cambio importante nell’andamento della vicenda: il processo punterà a chiarire se questa ritorsione è stata realmente orchestrata e in che modo.
Già a metà 2025, altre accuse – come quelle di danni psichici e richieste da quattrocento milioni di dollari – erano state eliminate, segno che la controversia si sta progressivamente ridimensionando sul piano legale. Il giudice ha sottolineato che solo durante il processo si potrà valutare appieno tutto il materiale probatorio, senza escludere nulla a priori. Così, oggi la battaglia si concentra sulla prova tecnica e giuridica degli atti di ritorsione.
Tra lettere, udienze e mediazione: il lungo percorso legale
Da quando, nel dicembre 2024, Blake Lively ha depositato la denuncia federale contro Baldoni, la vicenda ha attraversato diverse tappe cruciali. All’inizio del 2026, gli avvocati di Lively hanno chiesto al giudice di non chiudere la causa in via anticipata, sostenendo che solo un processo completo potrà garantire una giusta risoluzione. Dall’altra parte, la difesa di Baldoni ha tentato di chiudere tutto con un giudizio sommario, puntando a evitare il processo con giuria.
Questa divergenza ha costretto il tribunale a procedere con cautela, tenendo conto anche delle recenti indicazioni della giurisprudenza del Secondo Circuito, che sconsiglia di archiviare casi senza aver valutato tutte le prove. Intanto, ad aprile 2026, Blake Lively ha rotto un lungo silenzio sui social con un messaggio – poi cancellato – in cui ha ribadito la volontà di andare fino in fondo per ottenere giustizia, sottolineando il desiderio di non trasformare la vicenda in uno show mediatico.
Un altro momento importante è stata la conferenza di conciliazione di febbraio a New York, un tentativo di mediazione tra i due attori. Per ora, però, pare che il confronto si terrà in aula il 18 maggio, data in cui partirà ufficialmente il processo civile.
Dietro le quinte: audio, testimonianze e tensioni sul set
Nel racconto pubblico sono emersi dettagli che raccontano il rapporto tra Lively e Baldoni prima dello scontro. Un audio del 2023 mostra Baldoni riconoscente verso Lively durante le prove costumi di It Ends With Us, disegnando un clima di reciproco rispetto prima che tutto precipitasse. Anche messaggi scambiati in quel periodo descrivono un rapporto “da amici”, con Lively pronta a discutere questioni organizzative.
Col passare del tempo, però, sono venute fuori anche testimonianze di tensioni più marcate. Lively ha parlato di momenti difficili sul set, in particolare durante una scena di parto che ha definito “violenta e umiliante”, aggravata dalla presenza di persone non necessarie mentre lei era in uno stato di estrema vulnerabilità. Alcune collaboratrici hanno confermato un clima di lavoro problematico, fatto di episodi che complicano il quadro delle relazioni professionali e personali nella produzione.
Questi elementi verranno esaminati in tribunale, ma finora non hanno retto come prove per le accuse più gravi, in particolare quelle di molestie sessuali, escluse per carenza di evidenze o ragioni processuali.
Accuse incrociate e strategie legali: la battaglia si fa dura
La contesa si è infiammata anche con accuse reciproche che coinvolgono agenti, produttori e collaboratori. Un ex agente di Baldoni ha parlato di una forte pressione esercitata da Blake Lively sulla produzione, definendo il suo atteggiamento “instabile” e accusandola di aver tentato di influenzare pesantemente le scelte creative, fino a una sorta di “estorsione” sul set – termine però usato in senso non penale, ma come pressione crescente.
Dall’altra parte, la difesa di Baldoni ha diffuso video e testimonianze per dimostrare che alcune accuse di Lively, come baci “improvvisati” sul set, erano in realtà previste dalla sceneggiatura o accettate dagli attori. Tra le mosse legali spiccano richieste di risarcimenti multimilionari e mozioni per chiudere il caso senza processo.
A complicare il quadro, il team di Lively ha denunciato l’avvocato di Baldoni per dichiarazioni pubbliche e fughe di notizie riservate, accusandolo di tentare di influenzare l’opinione pubblica e compromettere l’imparzialità della giuria. Insomma, nessuno molla e la guerra a colpi di comunicati e strategie è ben lontana dall’essere finita.
Processo alle porte: cosa aspettarsi
Con il rinvio del processo al 18 maggio 2026, la vicenda entra ora nel vivo. Le prossime udienze, a partire da quella del 22 gennaio dedicata alle richieste di giudizio sommario, saranno decisive per capire fino a che punto le accuse di Lively reggeranno in tribunale. Ci si aspetta un esame approfondito di prove e testimonianze per accertare se davvero ci sia stata una campagna di ritorsione organizzata da Baldoni o dai suoi rappresentanti.
Intanto, l’interesse pubblico resta alto, alimentato da rivelazioni, commenti e un dibattito che tocca temi delicati come diritti sul lavoro, molestie e reputazione nel mondo del cinema. I protagonisti si preparano a un confronto che si annuncia serrato, con conseguenze importanti per la loro carriera.
Mentre la causa avanza, artisti e spettatori attendono di vedere come andrà a finire questa vicenda, che segna uno spartiacque nel panorama delle controversie di Hollywood nel 2026. Il sistema giudiziario sarà chiamato a fare chiarezza, lontano dai clamori della cronaca.
