Caso Baldoni-Lively: tribunale sblocca la causa e emergono messaggi chiave nella vicenda Blake Lively

Redazione

28 Marzo 2026

Il tribunale federale di New York ha appena dato il via libera alla causa per diffamazione tra Blake Lively e Justin Baldoni, segnando una svolta decisiva nella loro battaglia legale. Il giudice Lewis Liman ha rigettato il tentativo di Stephanie Jones, ex publicista del regista, di bloccare il procedimento. Adesso si entra nel vivo: sotto la lente finiranno messaggi privati, comunicazioni interne e le responsabilità legate alle accuse e alle tensioni sul set di It Ends With Us. Una fase che promette di far emergere nuovi dettagli e complicare ulteriormente la vicenda.

Il tribunale dice sì alla causa per diffamazione: la partita continua

La decisione del giudice Liman segna un punto di svolta nel caso. Wayfarer, la casa di produzione di Baldoni, sostiene da tempo che messaggi privati sono stati diffusi illegalmente, scatenando una serie di voci negative nei confronti del regista e attore. Questi messaggi, finiti anche all’estero, hanno acceso un vero e proprio caso mediatico, mettendo sotto la lente soprattutto le tensioni durante le riprese di It Ends With Us. Il tribunale ora ha stabilito che queste accuse vanno approfondite e non possono essere archiviate alla leggera.

Il team di Baldoni ha accolto con soddisfazione la sentenza, accusando Stephanie Jones di aver agito in malafede, diffondendo informazioni che hanno danneggiato la reputazione del cliente proprio nel momento più delicato. Si annuncia una lunga fase di indagine, volta a capire come e perché siano nate queste narrazioni contro Baldoni.

Messaggi privati al centro dello scontro: Baldoni racconta il dietro le quinte

Tra i documenti emersi di recente, ci sono messaggi datati fine dicembre 2023, depositati agli atti del processo. In questi Baldoni si confida con il suo ex agente Danny Greenberg, raccontando un periodo difficile sul set. L’attore-regista denuncia di essere stato invitato informalmente a un incontro dalla controparte e critica duramente la decisione di Blake Lively di non utilizzare controfigure nelle scene intime.

Baldoni definisce questa scelta una “trappola”, lamentando la mancanza di interventi da parte della produzione e dei produttori esecutivi, come Sony e Todd Black, che avrebbero dovuto garantire un ambiente di lavoro più sicuro. Si parla anche del suo disappunto per il rigetto degli storyboard proposti e della richiesta di Lively di mantenere gli attori vestiti durante le scene di intimità, definita da lui “ridicola”.

Fonti vicine a Lively, però, dipingono un quadro diverso: dicono che quei messaggi sono arrivati solo dopo che lei aveva già segnalato comportamenti ostili e richiesto più volte misure di protezione per cast e troupe, accordate con la produzione. Secondo questi ambienti, Baldoni avrebbe risposto con intenti vendicativi, cercando di mettere a tacere le accuse e ribaltare la versione dei fatti.

La disputa legale si allarga: richieste di risarcimento milionarie e nuovi protagonisti

La battaglia non si limita più a Baldoni e Lively. A dicembre 2024, l’attrice ha chiesto un risarcimento da 160 milioni di dollari, accusando il regista di molestie sessuali e di aver creato un clima tossico sul set. Baldoni ha respinto con forza queste accuse e, a gennaio 2025, ha presentato una controquerela da 400 milioni di dollari, coinvolgendo anche Ryan Reynolds.

Secondo Baldoni, Lively e Reynolds avrebbero tentato di boicottare It Ends With Us con false accuse, per sottrarre il controllo del progetto. Nel documento depositato al Southern District di New York si parla di estorsione civile, diffamazione e violazione della privacy. Oltre agli attori, sono chiamati in causa anche i loro agenti pubblicitari, in particolare Leslie Sloane di Vision PR.

La vicenda si fa sempre più intricata, mescolando interessi professionali e personali, con il rischio di mettere a rischio non solo il film ma anche la reputazione dei protagonisti.

Le reazioni del mondo legale e mediatico: un clima teso e diviso

Bryan Freedman, avvocato di Baldoni, non nasconde la sua determinazione a smontare le accuse di Lively. A fine 2024 ha anticipato che la controquerela farà emergere la “falsa narrazione” costruita contro il suo cliente da fonti poco affidabili e dai media.

Freedman ha criticato alcune scelte giornalistiche, citando un articolo del New York Times che, a suo dire, ha manipolato i fatti per mettere pressione pubblica su Baldoni. Ha definito la situazione “immorale” e ha accusato i media di sfruttare le debolezze delle persone per fini sensazionalistici.

Dall’altro lato, Leslie Sloane, agente di Lively, ha negato ogni responsabilità nella fuga di notizie sulle accuse di molestie. Ha detto che le informazioni sarebbero trapelate da fonti esterne e ha bollato le accuse del team di Baldoni come “false”.

Le accuse di Lively e le richieste per un set più sicuro

Il caso è partito proprio dalle denunce di Blake Lively, che ha puntato il dito contro Baldoni per un ambiente di lavoro ostile. L’attrice sostiene che durante le riprese il regista avrebbe fatto commenti inappropriati e tenuto comportamenti che hanno messo a rischio il benessere del cast.

Lively ha chiesto misure precise: niente scene sessuali fuori copione, divieto di usare immagini o video di donne nude e la richiesta di non fare riferimenti alla presunta dipendenza di Baldoni dalla pornografia o alle sue conquiste sessuali. Ha anche chiesto cautela nel trattare temi delicati come il suo peso e la recente perdita del padre.

Fonti vicine alla produzione e a Sony Pictures assicurano che tutte queste richieste sono state accolte e rispettate, nel tentativo di mantenere un ambiente di lavoro professionale e sicuro.

Il processo tra Blake Lively e Justin Baldoni proseguirà con l’udienza fissata per il 22 gennaio. Questa storia, fatta di accuse incrociate e colpi di scena, rimane uno dei casi più delicati e seguiti nel panorama hollywoodiano.

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