«Questa città ti divora, ma ti lascia anche qualcosa», dice Donato, uno dei protagonisti di “Cattiva strada”. Bari, 2024: non la Bari delle cartoline, ma quella nascosta tra vicoli dimenticati, dove la periferia si fa teatro di scontri e incontri. È qui che Davide Angiuli muove i suoi primi passi nel cinema con un lungometraggio che non cerca facili pietismi. Donato e August, due giovani segnati da provenienze e culture diverse, si trovano a navigare una realtà fatta di tensioni quotidiane e necessità di riconoscersi. Il film parla in un dialetto che mescola barese e albanese, ma soprattutto parla con i corpi e i silenzi di chi la strada la conosce davvero. Una storia dura, senza filtri, che svela un volto della città spesso ignorato.
Tra identità in bilico e scontro culturale: la trama di Cattiva strada
Donato è un ragazzo afroamericano adottato da una famiglia pugliese. La sua vita scorre tra un lavoro in un parcheggio sotterraneo e la cura della nonna malata di Alzheimer. È una quotidianità semplice, ma non priva di insicurezze. Dall’altra parte c’è August, giovane albanese inserito nel giro della criminalità organizzata locale. Il loro incontro, inevitabile, scatena una tensione palpabile: uno scontro tra culture diverse, ognuna con le proprie radici e ferite aperte.
Questo confronto è il cuore del racconto, che esplora le dinamiche delle periferie baresi, un territorio dove convivono rabbia e speranza, paura e voglia di riscatto. La diversità culturale e sociale emerge senza filtri, tra dialoghi che mescolano lingue e ambienti vissuti quasi come personaggi a sé, pronti a raccontare la loro storia.
Uno sguardo asciutto e diretto sulla realtà
Davide Angiuli sceglie uno stile essenziale, che punta all’immediatezza, senza spiegazioni inutili o digressioni. Il film procede come una serie di istantanee autentiche, fatte di dettagli, sguardi e silenzi tesi. L’uso del dialetto, tra barese e albanese, crea un’atmosfera quasi da reportage, mettendo in luce la complessità di un tessuto sociale multietnico e difficile.
Con questo esordio deciso, Angiuli evita di giustificare i personaggi o le loro scelte. Ogni gesto parla da sé, costruendo una narrazione che si nutre della realtà più dura, una sorta di cinema verità rivisitato ai nostri giorni. L’attenzione è tutta sulle relazioni, sulle distanze che si avvicinano o si allontanano lungo il racconto.
Malich Cissè e il cast: volti e storie di una nuova periferia
Al centro della scena c’è Malich Cissè, che dà vita a Donato con una sensibilità intensa ma decisa. Il suo personaggio è fragile, ma anche forte quando si tratta di affrontare un mondo spesso ostile. Cissè mette in luce un giovane diviso tra un passato lontano e un presente complicato, segnato da un senso di appartenenza confuso e da un isolamento profondo.
Accanto a lui, August – interpretato da un attore albanese – incarna invece il volto più duro della criminalità giovanile. Il confronto tra i due disegna un quadro più ampio del disagio sociale e culturale che attraversa le periferie. Il cast riesce a bilanciare la durezza delle situazioni con la profondità delle emozioni, restituendo al pubblico un’immagine fedele di quel mondo.
Bari, città crocevia di culture e contraddizioni sociali
Il film va oltre la storia personale, trasformando Bari in un personaggio collettivo. La città si mostra come un incrocio di mondi diversi, con i loro linguaggi, tradizioni e tensioni. La periferia diventa così simbolo di un’Italia complicata, dove l’integrazione è una sfida quotidiana.
Tra scorci urbani, spazi affollati e angoli stretti, la narrazione mette a fuoco le contraddizioni sociali, le difficoltà di convivenza e le strategie di chi prova a sopravvivere. La violenza non è mai fine a sé stessa, ma emerge come conseguenza di un sistema che mette a dura prova le identità e i rapporti umani. Il film offre uno sguardo diretto e senza filtri sulla realtà multietnica contemporanea.
Con “Cattiva strada”, Davide Angiuli porta sullo schermo le complessità delle periferie italiane, senza nascondere le difficoltà, ma restituendo dignità a storie spesso dimenticate. Un film che colpisce e spinge a riflettere, con la sua crudezza ma anche con uno sguardo attento e rispettoso.
