Cattiva Strada: Il Drammatico Coming of Age nella Periferia Criminale di Bari di Davide Angiuli

Redazione

24 Marzo 2026

«Questa città ti divora, ma ti lascia anche qualcosa», dice Donato, uno dei protagonisti di “Cattiva strada”. Bari, 2024: non la Bari delle cartoline, ma quella nascosta tra vicoli dimenticati, dove la periferia si fa teatro di scontri e incontri. È qui che Davide Angiuli muove i suoi primi passi nel cinema con un lungometraggio che non cerca facili pietismi. Donato e August, due giovani segnati da provenienze e culture diverse, si trovano a navigare una realtà fatta di tensioni quotidiane e necessità di riconoscersi. Il film parla in un dialetto che mescola barese e albanese, ma soprattutto parla con i corpi e i silenzi di chi la strada la conosce davvero. Una storia dura, senza filtri, che svela un volto della città spesso ignorato.

Tra identità in bilico e scontro culturale: la trama di Cattiva strada

Donato è un ragazzo afroamericano adottato da una famiglia pugliese. La sua vita scorre tra un lavoro in un parcheggio sotterraneo e la cura della nonna malata di Alzheimer. È una quotidianità semplice, ma non priva di insicurezze. Dall’altra parte c’è August, giovane albanese inserito nel giro della criminalità organizzata locale. Il loro incontro, inevitabile, scatena una tensione palpabile: uno scontro tra culture diverse, ognuna con le proprie radici e ferite aperte.

Questo confronto è il cuore del racconto, che esplora le dinamiche delle periferie baresi, un territorio dove convivono rabbia e speranza, paura e voglia di riscatto. La diversità culturale e sociale emerge senza filtri, tra dialoghi che mescolano lingue e ambienti vissuti quasi come personaggi a sé, pronti a raccontare la loro storia.

Uno sguardo asciutto e diretto sulla realtà

Davide Angiuli sceglie uno stile essenziale, che punta all’immediatezza, senza spiegazioni inutili o digressioni. Il film procede come una serie di istantanee autentiche, fatte di dettagli, sguardi e silenzi tesi. L’uso del dialetto, tra barese e albanese, crea un’atmosfera quasi da reportage, mettendo in luce la complessità di un tessuto sociale multietnico e difficile.

Con questo esordio deciso, Angiuli evita di giustificare i personaggi o le loro scelte. Ogni gesto parla da sé, costruendo una narrazione che si nutre della realtà più dura, una sorta di cinema verità rivisitato ai nostri giorni. L’attenzione è tutta sulle relazioni, sulle distanze che si avvicinano o si allontanano lungo il racconto.

Malich Cissè e il cast: volti e storie di una nuova periferia

Al centro della scena c’è Malich Cissè, che dà vita a Donato con una sensibilità intensa ma decisa. Il suo personaggio è fragile, ma anche forte quando si tratta di affrontare un mondo spesso ostile. Cissè mette in luce un giovane diviso tra un passato lontano e un presente complicato, segnato da un senso di appartenenza confuso e da un isolamento profondo.

Accanto a lui, August – interpretato da un attore albanese – incarna invece il volto più duro della criminalità giovanile. Il confronto tra i due disegna un quadro più ampio del disagio sociale e culturale che attraversa le periferie. Il cast riesce a bilanciare la durezza delle situazioni con la profondità delle emozioni, restituendo al pubblico un’immagine fedele di quel mondo.

Bari, città crocevia di culture e contraddizioni sociali

Il film va oltre la storia personale, trasformando Bari in un personaggio collettivo. La città si mostra come un incrocio di mondi diversi, con i loro linguaggi, tradizioni e tensioni. La periferia diventa così simbolo di un’Italia complicata, dove l’integrazione è una sfida quotidiana.

Tra scorci urbani, spazi affollati e angoli stretti, la narrazione mette a fuoco le contraddizioni sociali, le difficoltà di convivenza e le strategie di chi prova a sopravvivere. La violenza non è mai fine a sé stessa, ma emerge come conseguenza di un sistema che mette a dura prova le identità e i rapporti umani. Il film offre uno sguardo diretto e senza filtri sulla realtà multietnica contemporanea.

Con “Cattiva strada”, Davide Angiuli porta sullo schermo le complessità delle periferie italiane, senza nascondere le difficoltà, ma restituendo dignità a storie spesso dimenticate. Un film che colpisce e spinge a riflettere, con la sua crudezza ma anche con uno sguardo attento e rispettoso.

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