Incubo influenza aviaria: “È presente nel latte”, si teme diffusione senza precedenti

L’influenza aviaria spaventa i consumatori. L’incubo parte dal latte, da qui la paura di una diffusione mai vista prima. 

Il virus dell’influenza aviaria si diffonde anche tra i bovini. C’è l’allerta tra i consumatori mentre la comunità scientifica cerca di capire che cosa stia succedendo.

Influenza aviaria, paura tra i consumatori
Latte, incubo influenza aviaria (Cinturaovest.it)

L’influenza aviaria è un’infezione virale capace di diffondersi tra gli uccelli velocemente ma alcuni virus possono infettare anche altri animali e arrivare alle persone. I sintomi per gli essere umani vanno da una lieve infezione alle vie respiratorie superiori con febbre e tosse fino a polmoniti gravi, sindrome da distress respiratorio acuto con difficoltà respiratoria, shock e in alcuni casi il decesso. Il fattore di rischio per l’uomo è l’esposizione in ambienti contaminati con alta carica virale e lo stretto contatto con animali infetti, vivi o morti.

La maggiore situazione di rischio, dunque, si trova nei mercati di uccelli vivi, nelle fase di lavorazione del pollame. In Italia abbiamo assistito ad un’epidemia iniziata nel 2021 e prolungata fino all’estate e all’autunno 2022. Altri casi sono stati segnalati tra dicembre 2022 e marzo 2023 con alta patogenicità che ha colpito il gabbiano comune. Quaranta focolai di influenza aviaria hanno interessato allevamenti rurali di piccole dimensioni. E oggi?

Allerta influenza aviaria, si trova nel latte

Negli Stati Uniti la comunità scientifica è preoccupata a causa dei casi sempre crescenti nel mondo di influenza aviaria. Cosa sta accadendo? Il virus H5N1 ad alta patogenicità è passato dai volatili ai bovini da allevamento e di conseguenza all’uomo. Le indagini sono estese e ancora in corso ma i primi risultati sembrano ricostruire un quadro peggiore del previsto essendo coinvolta la filiera del latte.

Influenza aviaria, paura tra i consumatori
Virus nel latte, allerta nel mondo (Cinturaovest.it)

In Texas si è registrato un caso di lavoratore infettato dal virus H5N1 inizialmente mal diagnosticato (presentava solo una congiuntivite). Anche in Colorado un altro caso in precedenza era stato all’inizio non associato all’aviaria a causa della sintomatologia lieve. Ad oggi i focolari di aviaria registrati nei bovini sono 33, in nazioni lontane tra loro. Com’è possibile che il virus abbia colpito nello stesso momento a grandi distanze e perché è passato all’uomo?

Una possibile causa è da riscontrarsi nelle migrazioni degli uccelli mentre un secondo motivo è la mancata identificazione di un focolaio con conseguente diffusione passiva tramite mezzi di trasporto, lavoratori, materiali. Probabilmente questa seconda spiegazione è quella corretta. Il virus passa da bovino a bovino proprio per contatto con materiali contaminati e dagli animali si trasmette al latte che viene bevuto dall’uomo.

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