PRONTO SOCCORSO DI RIVOLI, LE RIFLESSIONI SINCERE DI UNA DOTTORESSA

POST PUBBLICATO SU FACEBOOK DA UNA DOTTORESSA DEL PRONTO SOCCORSO DELL’OSPEDALE DI RIVOLI

Vorrei fare una riflessione alla luce di vari avvenimenti degli ultimi tempi.
Premetto sarà lunga e forse noiosa.

Oggi festeggio 3 anni da “indeterminata” in Pronto Soccorso (più un anno tra libera professione e tempo determinato) è un tempo breve, ma abbastanza lungo per permettermi alcune considerazioni.

Sono approdata in Pronto Soccorso dopo la specializzazione in Geriatria sulle ali dell’entusiasmo di 8 mesi passati come periodo di formazione al Pronto Soccorso del Mauriziano circondata da professionisti e da un’ambiente che mi ha fatto davvero amare questo lavoro e mi ha fatto superare la paura e l’ansia di non essere assolutamente in grado di fare questo mestiere.
Mi sono scontrata invece con un mondo davvero difficile.
Il Pronto Soccorso lo dico sempre è un po’ come il militare. Ci vuole forza, pazienza, disciplina, velocità, capacità decisionale rapida ed aggiornamento continuo.

I turni sono spesso massacranti, i tempi sono rapidi perché altrimenti fuori si lamentano, il personale costretto a non fermarsi mai neanche per la pipi e la coda fuori però è sempre lì inesorabile, a volte la sensazione è di essere tu con il tuo secchiello minuscolo che cerchi di togliere l’acqua da una nave che affonda. A volte quel paziente lì a cui hai dedicato tutte le tue forze finisce comunque per non farcela e sarai sempre lì a chiederti se in qualche modo potevi fare di più o se puoi aver sbagliato qualcosa.

Tutto questo crea stanchezza, crea nervosismo, tristezza anche nelle persone più tranquille.
Però continui, continui perché comunque è un lavoro ricco di adrenalina, una sfida continua, ogni paziente è diverso, ogni situazione è nuova e ogni caso che risolvi lo vivi con immensa gioia.

E nonostante questo spesso i ringraziamenti non vanno a te che hai riconosciuto e fatto diagnosi di ictus, infarto, shock settico, ecc.., ma al cardiologo al neurologo, infettivologo e qualsiasi altro ologo di turno.

Ma anzi, sempre più spesso leggo commenti sul mio Ospedale attuale o su altri in cui sempre e solo si sottolinea quella o quell’altra mancanza, quotidianamente abbiamo discussioni con persone (certo in attesa da troppe ore forse) che attendono e pretendono di passare davanti agli altri, che sono più malati di altri, che “fate schifo non è possibile che mio padre che sta male sia qui con un codice verde in attesa da ore”e frasi di questo calibro. Purtroppo esiste un codice che vi viene assegnato da triage (che si basa su dati raccolti da un infermiere formato per questo è non in base a criteri di filosofia spiccia) purtroppo siete tanti e noi siamo pochi.

Quindi come dico sempre “signori uno per volta vi vediamo tutti, non possiamo fare diversamente” non c’è tempo per fare pipì, ma nemmeno si dover sempre rispondere a tutte queste lamentele.

Il lavoro del Medico d’urgenza (e di tutto il personale che lavora nell’urgenza) oggi è davvero in crisi per questi e per molti altri motivi.
Fatichi a stare dietro alla famiglia, ai compiti dei tuoi figli, ad avere una vita extraospedale, eppure tutti si lamentano di te.

Un lavoro sottovalutato, un lavoro svilito, un lavoro duro e che diventa difficile oggi come oggi fare per lungo tempo (almeno per me).

Io vi invito davvero quando entrate in un Pronto Soccorso ad osservarle bene quelle persone mentre siete lì ad aspettare il vostro turno, guardate bene cosa fanno in quelle 3 ore in cui voi siete lì, concentratevi e poi forse capirete che non è con loro che ci si deve lamentare di eccessive attese e degenze lungo il corridoio.

Forse capirete che è meglio che rispettiate questo lavoro, lo elogiate e coccolate altrimenti questo fuggi fuggi continuerà e tra pochi anni vi troverete con il vostro infarto al Pronto Soccorso circondati solo da persone che questo lavoro non lo fanno più per passione, ma solo per necessità e che magari si sono laureati il giorno prima.


16 thoughts on “PRONTO SOCCORSO DI RIVOLI, LE RIFLESSIONI SINCERE DI UNA DOTTORESSA

  1. Marinella Pairetti

    Ha ragione Dottoressa. Oltretutto il nostro Ospedale (sono di Rivoli) è un bacino che raccoglie l’utenza di urgenze di tutta la Valle di Susa. Voi fate i miracoli con pochi mezzi e, per quanto possa valere, Vi sono grata per aver salvato mio marito ben tre volte per ben te infarti e per avermi diagnosticato un tumore al sangue che sto curando e che mi avrebbe già uccisa se avessi dovuto considerarlo una colica come certi luminari mi avevano detto. Grazie di cuore. Marinella

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  2. Marinella Pairetti

    Ha ragione Dottoressa, oltretutto il nostro Ospedale (sono di Rivoli) accoglie le urgenze di tutta l’utenza della Valle di Susa, e non solo.
    Per quanto poco possa valere io Vi ringrazio per aver salvato mio marito in occasione di ben tre infarti e di aver diagnosticato a me un tumore al sangue che sto curando e mi avrebbe già uccisa se lo avessi considerato una “colica” come un luminare mi disse. Lavorate tantissimo, con cortesia, sorrisi e pochissimi strumenti. Tutto il Personale è di altissimo livello, certo se mi taglio il dito con la scatoletta della Simmenthal o se mio nonno è stitico non posso richiedere un’urgenza ma la gente ha fretta, non capisce, sottovaluta. Accetti il mio “Grazie di cuore” e lo diffonda a tutti i Suoi colleghi.

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  3. Monica

    Sono stata in ospedale per accompagnare mio papà con una crisi renale dovuta ad una enorme prostata, all’inizio del maggio scorso. Devo dire che siete stati tutti molto efficienti e soprattutto pazienti. Si pazienti, perché si sa, gli anziani hanno sempre fretta, di guarite e tornare alle propie attività. Ma forse propio lei dottoressa, ha convinto mio papà ad essere più “paziente” e restare una notte in più per scongiurare il peggio. Siete stati semplicemente efficienti, sempre col sorriso sulle labbra, determinati e calmi. La vostra calma rilassava, e faceva dell’attesa meno pesante. Vi ringrazio adesso, perché forse nel giorno delle dimissioni non ve lo detto abbastanza. Grazie, di cuore. Una figlia.

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  4. Mezzanato Giancarlo

    Il Natale 2017, il mio anziano fratello ha avuto notevoli problemi cardiaci, in PS o DEA, ho trovato molta umanità. Ho fatto l’ infermiere presso la asl 3 per oltre 30 anni, mia moglie l’ ho persa per una malattia professionale rimediata in servizio. Io sono in pensione da oltre 15 anni, ho amato molto la mia professione, ero felice di stare in corsia, anche se ho maledetto mille volte la professione, ma che bello quando un paziente ti donava un complimento un grazie un abbraccio, piccole grandi cose. Ho amato e odiato questo lavoro, oggi mi manca. Capisco il Suo disagio, a mio avviso il problema è che eravamo e siamo gestiti da incapaci ed incompetenti con scarsa umanità…..un caro abbraccio

    Giancarlo Mezzanato

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  5. Abelardo69

    In linea di principio tutto può sembrare vero e forse lo é ma occorre anche dire che forse all’università qualcuno non vi ha detto che lavorare in ospedale spesso coincide con il dover fare una turistica sulle 24 ore, che non é sempre un lavoro che si concilia con una famiglia. Forse non doveva accettare quel lavoro e pensare ad un tempo determinato magari come geriatra visto che fare il medico dell’emergenza é altra cosa. Rifletta dottoressa vivere un lavoro con tanta ansia e preoccupazione forse non é un bene per lei e la sua famiglia e neppure per chi deve curare…

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    1. Irene

      diciamo che un lavoro come medico in qualunque posto prevede quasi sempre una turnistica h 24(anche in geriatria o in medicina mi creda!) e comprensiva di weekend. Oggi il problema non è turnare h24, ma turnare su 24 h coprendo i turni in 14 invece che in 21 (ed essere sottopersonale e coprire turni di altri non è contemplato nella specialistica di medico d’urgenza). Il problema è che i concorsi vanno a vuoto perché nessuno piu questa professione la vuole fare per mille motivi che meriterebbero un ulteriore post.
      Ed io per prima , infatti, rendendomi conto che questa vita fatta da 3 weekend da 12 h dentro l’ospedale su 4 e 6 notti al mese che fai lavorando quasi sempre in maniera continuativa non riesco effettivamente a farla e per tale motivo lascerò un lavoro che però amo e mi piace. Scelgo la famiglia, ma protesto lo stesso, protesto per far luce su una situazione lavorativa di una categoria che sta sparendo per questi motivi, e non solo perché sono io ansiosa mi creda, anche i miei colleghi specialisti in medicina d’urgenza e non solo io povera geriatra ansiosa la pensano come me temo.

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  6. Marco

    4 volte al pronto, dove ho visto passare 3 cambi turno in totale… primo referto senza cura e diagnosi, tutti gli altri “paracetamolo a necessità “ e antinfiammatori …. bene sono andato di utenza alle molinette perché mi si stava aprendo lo stomaco… 1.30 minuti , esami molto meno approssimativi, terapia, cura ecc… gastrite acuta… il personale infermieristico e oss sono stati bravissimi a Rivoli perché vedevano il reale dolore che provavo (si placava solo con morfina), tutti i medici addirittura dicevano che fingevo… non ho parole! Posso capire che entrino 3 persone su 10 con reale dolori ma penso che sia d’obbligo sincerarsi che tutti e 10 i pazienti siano seguiti allo stesso modo! Gli esami strumentali vanno fatti, punto!

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    1. Irene

      Finché continueremo a riportare singoli episodi personali in cui non ci siamo “trovati bene” secondo me continuerà il problema.
      Con questo post sinceramente non volevo dire che non esistano mancanze, che non si possa fare di meglio, che le persone protestano inutilmente e senza motivo.
      Migliorare è necessario e personalmente penso che ogni situazione, sia essa di reparto o di urgenza, venga continuamente sottoposta a rivalutazione dall’equipe per capire come si possa gestire al meglio. Il problema delle proteste è che i modi e i tempi ed i luoghi devono essere quelli giusti e l’educazione sempre una priorità. Da entrambe le parti. Perché voi li siete come pazienti, noi li stiamo cercando di lavorare, tutti i giorni mantenendo calma e concentrazione.

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  7. Roberto

    Una domenica di qualche anno fa sono stato portato in pronto soccorso per un non meglio precisabile (e che ne so io) giramento di testa continuo… dopo una lunga attesa ho (persino ceduto il posto ad una judoka con una contusione al gomito) visto un neurologo che mi ha fatto ricoverare in un altro ospedale per mancanza di letti nel reparto. Ora so cosa significa essere grati ad uno sconosciuto che non ti molla malgrado tu sia sovrappeso, con la pressione alle stelle ed il sangue talmente denso che si può spalmare…
    Ora so anche cosa significa che una dottoressa si preoccupi a tal punto da telefonarti a casa per sapere se stai veramente meglio dopo che hai firmato la dimissione rifiutando il ricovero. Insomma dottoressa, purtroppo viviamo nell’ era della “mala”informazione ed io non capisco perchè un semplice GRAZIE sia così difficile da pronunciare e quindi glielo dico io: GRAZIE, per tutti quelli che non sanno o non vogliono dirlo, GRAZIE per sempre non solo a Natale.

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  8. Roberto

    Lavoriamo in silenzio. Comprendiamo chi comunque sta male anche se a volte è irritante. La pipì o la fatica non devono farci demordere dalla nostra professionalita’ e soprattutto continuiamo a prestare il nostro soccorso anche se vorremmo stare in riva al mare.
    Un Collega

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  9. Elisabetta

    Cara dottoressa, io non sono di Rivoli, ma se lei ha ritenuto di scrivere il post sarà certamente un persona preparata e affidabile. Ringraziamo tutti i medici come lei!!Eccome!!!
    Purtroppo deve sapere che ci sono pronto soccorsi dove si vede un solo medico devastato dalla stanchezza e molti infermieri impotenti che imbarazzati chiacchierano fra di loro mente la fila aumenta a vista d’occhio.
    Pronto soccorsi dove i pazienti danno di matto esasperati. Persone anziane che tornano a casa senza i punti di sutura che avrebbero dovuto mettere loro entro 8 ore di attesa sfiancante. Dove è esaurita anche la macchinetta dell’acqua. Il problema non sono i pazienti maleducati e indisciplinati. Il problema è che Stato RISPARMIA sulla salute dei cittadini in modo indegno…questo è il tema cara dottoressa. Grazie di tutto quello che voi medici riuscirete ancora a fare. Finché dura…

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  10. Annarita

    Dottoressa, forse bisognerebbe formare meglio gli infermieri del triage , 3 anni fa incinta di 6 mesi passo cinque ore al p.s. per banalissime coliche biliari, quando la colica passa informo che dopo 5 ore in sala d’attesa io sto troppo male e vado in un altro p.s , vengo visitata in tempo reale per scoprire che ero in pancreatite!!! Lascio a lei le conclusioni.

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    1. Irene

      Mi spiace molto per quanto capitato ma comunque devo darle torto. Questo è un altro di quei luoghi comuni che andrebbero sfatati. Purtroppo si ha la convinzione che il triage abbia il compito di fare diagnosi, ma così non è. Il triage ha solo il compito di decidere l’urgenza con cui è necessario intervenire non la gravità della patologia. Faccio un esempio forse estremo per far capire:
      – una banale stitichezza può nascondere una patologia gravissima come il tumore, in triage il sintomo potrebbe ricevere un verde se non addirittura un bianco (giustamente)
      – un catetere vescicale che per esempio si sposiziona in un paziente con una banale ipertrofia della prostata che però non gli permette di fare pipì è un giallo, perché se non lo risiposizina immediatamente quel paziente prima di tutto avrà un dolore lancinante e in secondo luogo potrebbe avere complicanze gravi ed immediate.

      Sembra paradossale ma è così.
      Il triage ha dato un codice al suo sintomo non alla ha diagnosi.

      Spero di aver chiarito

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  11. Silvia Sericola

    Mi spiace … ospedale di rivoli no comment ….schifo!!!!mio padre deceduto dopo avanti e indietro almeno 7 volte al p.s. da meta’ maggio con addome superiore gonfio !!!!! Dolori lancinanti codice verde !!! Alla fine stava malissimo è entrato con il codice rosso per forza!!! Operato di notte dopo 10 gg. Deceduto a luglio x shock settico per mancata e/o intempestiva diagnosi !!!! Ecco il risultato !!!! Non hanno fatto gli esami giusti tipo gastroscopia x nulla!!!!! E addirittura come vedevano mio padre MA ANCORA QUI!!!!!!! Mai più!!!!! Orrore!!!! Troppo tardi è arrivato!!!! (Più visita a pagamento c/o ospedale di Rivoli dal chirurgo che nemmeno l’ha visitato !!!!!!! Solo appuntamento colonscopia il che’ non è servito!!!!!!!!!) COL CAVOLO LE RIFLESSIONI DELLA DOTTORESSA!!!!!!!!!!!!!

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  12. Maria

    Cara dottoressa lei avrà pure le sue ragioni, ma fossero 3 ore di attesa sarebbero il minimo sindacale, ma ci sono stata personalmente ho aspettato con un codice giallo, 10 ore, c’era gente che era lì da 12 ore.. Una vergogna solo italiana. I problemi ci sono per carità, ma non è ammissibile fare attendere una persona che sta male tutte queste ore. Personalmente sono uscita dal pronto peggio di quando sono entrata. Mai più pronto soccorso di Rivoli, sono 33 anni che vivo a Rivoli e quelle poche volte che ho avuto bisogno e sempre stato così. Se potrò scegliere andrò sicuramente in un altro ospedale. Ma la colpa propabilmente non è vostra ma dall’amministrazione.

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