LETTERA / COLLEGNO, DISAGI ALL’AMBULATORIO PER LE VACCINAZIONI

LETTERA FIRMATA

COLLEGNO / RIVOLI – Gentile redazione, volevo segnalare questo fatto che credo vada portato sotto gli occhi dell’opinione pubblica, in un momento in cui si discute molto sui vaccini.
Volendo fare il vaccino dell’Hpv, prescrittomi dalla mia ginecologa, ho chiamato il numero verde della mia ASL (AslTo3) e mi è stato detto di presentarmi a Rivoli (martedì mattina) o a Collegno (il mercoledì pomeriggio) dove l’accesso è libero, ma solo due giorni al mese (uno solo, addirittura, ad aprile: capisco i turni di ferie causa ponti, ma non avrebbe senso trovare comunque un’altra data disponibile?). Le due date di marzo sono il 13 e il 27.
Arrivo alle 14.45 di oggi, mercoledì 13 marzo. L’orario indicatomi dal numero verde è 13.30-15.30 ma mi viene detto che vengono distribuiti solo 50 tagliandi (cosa che il call center omette: mi è stato detto due volte, telefonicamente, che l’accesso è libero) e di tornarmene a casa perché sono finiti. Posso ripresentarmi il 27 marzo. Anche sul sito, non si parla di tagliandi, o accesso limitato o regolamentato, ma di ‘accesso libero’ a Collegno, dalle 13,30 alle 15,30, per due giorni al mese (peraltro il sito non comunica quali: volete che le informazioni siano sempre troppo accessibili, suvvia!).
Mi fa male come cittadina che in un periodo storico in cui andrebbero incentivati i vaccini, le persone abbiano scarse possibilità di farlo. Anzi: oltre che poco informati (cosa serve un numero verde se dà informazioni parziali?), vengono invitati a tornarsene a casa. Poi, perché limitare a 100 persone al mese a Collegno che serve un territorio molto popoloso? Per accaparrarsi i 50 posti di aprile, poi, bisognerà arrivare alle 7 del mattino, quel giorno?
Ovviamente, mi sono arrabbiata. Molto. E ho sottolineato la cosa. Nessun ascolto da parte dell’accettazione. Con il mio modulo di reclamo in mano, alla fine, sono andata nella zona vaccini: un’infermiera del servizio – attenta, pacata, comprensiva: plauso assoluto – mi ha dato un numero. Ne ho più di 30 davanti ma sono in coda, ad attendere il ”mio” vaccino. Ma altri signori, anziani, e non imbufaliti e ”armati” come me, sono andati via, dopo il No dell’accettazione. È arrivato un ragazzo che voleva fare l’antitetanica: anche lui aveva chiamato il numero verde, anche lui è tornato a casa. Non è forse il caso di riorganizzare il servizio?
Mi pento solo di non aver contato tutti quelli che hanno dovuto girare i tacchi e andarsene, la nostra sconfitta più grande. Invece di incentivare i vaccini!


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